Amare riflessioni

Ci prenderanno per sfinimento. E’ questo che stanno facendo. Ci stanno così tanto disgustando con lo scopo di allontanarci dalla politica; da quello che è la gestione del bene che una volta era pubblico ed ora è meschinamente privato. Molti di noi che sono passati attraverso la generazione X, la generazione 1.000 euro e sono approdati alla generazione 800 euro sono stanchi, non lottano più. Vanno ad alimentare quel limbo che nei sondaggi è confine tra chi sventola bandiere azzurre e chi invece è lì a braccia conserte mentre attende la stella cometa. Si, certo, ci sono ancora quelli che scendono in piazza a chiedere ciò che dovrebbe pertenere e spettare loro di diritto ma queste manifestazioni, a conti fatti, sono una regalia a chi è al potere. Come a dire: “Camminate, urlate, chiedete. Tanto, nessuno raccoglierà le vostre richieste. E ci aiutate  a dimostrare che questo è un paese democratico dove si può protestare contro il Governo. E visto che c’è una manifestazione ogni settimana non si può non ritenere che siano pilotate.”

Quando poi il Governo presta orecchio ci offre una mela avvelenata. D’altronde, dall’inizio dei tempi la sete di conoscenza è sempre stata più simile alla cicuta che non al sidro.

Così come è stato fatto per la cultura. Mancano i finanziamenti? Benissimo, tutti saranno contenti di pagare un pò di più la benzina per aiutare la cultura. Quella cultura che tacciano continuamente di essere unicamente di sinistra come se chi leggesse, scrivesse, danzasse, cantasse fosse un corpo unico. Lo scopo non rivelato è quello di alzare lo scontro politico nel nocciolo duro della destra. Quelli di destra avranno di certo pensato che per mantenere in vita quella manica di scansafatiche della sinistra, che si trastullano con quisquilie, con roba che non si mangia, loro (in verità tutti noi) devono cacciare i danè che si son faticosamente guadagnati.

Ed è ancora in virtù di una visione quasi calvinista che questo popolo di destra si stringe attorno al suo leader quando la magistratura tenta di giudicare un comportamento che collide con le regole a cui noi tutti dobbiamo sottostare (magistratura composta da quella sinistra che muove i fili di tutto in questo paese ma che non riesce a governare). Come a sancire l’inviolabilità del Cesare, di colui che ha palesato la sua natura di primus inter pares riuscendo ad accumulare denaro e potere e relative pertinenze. E il messaggio che traspare neanche tanto celato, è che tutto ha un prezzo. E che quel prezzo non è mai tanto alto da non poter essere pagato. Cosicché anche la prostituzione, oltre che del corpo, morale, diventa componente essenziale del vivere. Come in una sorta di gioco dell’oca dove per arrivare alla fine del gioco di tanto in tanto si deve essere disposti a tornare di una o due caselle indietro, a cedere qualcosa che era importante fino ad un istante prima. Fino all’istante in cui quel qualcosa non si tramuta in una zavorra che ti non ti permette di passare oltre: come la dignità. Che buona parte di questo popolo sembra aver abbandonato al monte di pietà.

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