“Racconti disperati” di Peppe Lanzetta

“Racconti disperati” è la prima cosa che ho letto di Peppe Lanzetta che conoscevo solo di nome. Tempo fa passando in Fnac mi era capitato sotto gli occhi questo libro affianco a quello del mio amico Angelo Petrella e mi ero ripromessa di leggerlo. Fatto. L’aggettivo del titolo è il soggetto dell’opera. Quella che traspare dai racconti di Lanzetta è una disperazione rabbiosa, brutta, che non indugia in un alcun romanticismo. E’ una disperazione decisamente figlia di questi tempi di nuovo sottoproletariato, ignoranti, voraci di quel poco che si ha, di questi tempi che vivono in un tempo altro che è quello dei film (dove i peggiori vivono alla grande), dei giornali scandalistici (dove gente insulsa è sotto i riflettori). E questa fortissima disperazione che non annega nell’alcol e che non viene anestetizzata dalle droghe ha la voce incalzante di un dialetto che ha perso la sua musicalità di lingua antica e rispettata, cantata. La voce narrante velocemente sputa via tutto ciò che brucia dentro in un vortice rapidissimo che strega e lascia impotenti spettatori.

    “Racconti disperati” di Peppe Lanzetta; Tullio Pironti editore

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