C’è famiglia e famiglia. Non per Ikea.

Il sottosegretario Giovanardi deve essersi svegliato dal letargo a primavera decisamente inoltrata ed ha deciso di stupirci tutti citando la Costituzione. Quel pezzo di carta inadeguato ai tempi e che la maggioranza alla quale egli appartiene cerca di svuotare di significato continuamente.

Nel caso in questione la Costituzione che è lì a difesa dei cittadini italiani è stata offesa da una pubblicità Ikea che lanciando il suo messaggio commerciale “a tutte le famiglie”, ha scelto una coppia gay.

 Ecco l’immagine scandalosa, offensiva per gli italiani e anticostituzionale. Ora, è un dato di fatto che la Costituzione  all’ articolo 29 riconosca come famiglia quella “fondata sul matrimonio” ma è altrettanto chiaro che nell’anno domini 2011 la famiglia non è più quella rigorosamente formata da un uomo e una donna ed ancora e soprattutto, non necessariamente è fondata sul matrimonio.

Perché al di là delle discriminazioni deducibili dalle dichiarazioni del sottosegretario nei confronti delle coppie non eterosessuali, il dato che emerge è anche un altro. Il riconoscimento dello stato di famiglia solo in conseguenza di avvenuto matrimonio. Che nel nostro stato si può celebrare solo tra appartenenti a sessi diversi.

Da qui bisognerebbe partire per finalmente affrontare un problema che esiste da ormai molti anni. Quello delle coppie di fatto: eterosessuali ed omosessuali. Non regge più la storia di voler tutelare chi oltre a volere dei diritti accetta anche dei doveri con il matrimonio. Potremmo citare una casistica infinita di genitori che non si curano della prole, di coniugi che non si prestano assistenza e via di questa china. Il dato reale è che la società è cambiata.

Prova ne è l’appello dell’Istat a conteggiare nel prossimo censimento che si svolgerà quest’anno anche le coppie di fatto: eterosessuali e omosessuali. Il rischio è quello di recepire e di offrire un quadro non veritiero della società italiana. Che almeno in questo, sembra seguire la strada europea. Dove le coppie di fatto sono sempre più numerose e dove i vari governi, chi più chi meno, hanno dovuto provvedere a legiferare in materia. Vero è che l’Italia sembra ancora per questo aspetto suddita del Vaticano il quale, proprio richiamando al rispetto della famiglia, non ha esitato a bacchettare il governo di cui il sottosegretario indignato fa parte.

Il paradosso è  che il riconoscimento del diritto di sentirsi famiglia in base ad un patto tacito tra due persone ci è dato (seppur a fini commerciali) da una multinazionale. E chiedo al sottosegretario Giovanardi di credermi quando dico che saranno molti di più gli italiani grati all’Ikea che non quelli scandalizzati.

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