Del 1°maggio. Attendendo il 2 giugno.

Questo è un anno in cui feste che ritenevamo assodate sono di continuo messe in discussione. Passato il 25 aprile prima che giunga il 2 giugno c’è il 1° maggio. Ed è polemica. La polemica è stata in parte alimentata dal sindaco di Firenze Renzi che vorrebbe permettere ai commercianti del centro della città da lui amministrata di lavorare anche il 1° maggio ed in parte, dalla CIGL che è contraria.

I sindaci delle maggiori città italiane sono tutti d’accordo nel permettere l’apertura dei negozi anche il 1° maggio perché si ritiene che in tempo di crisi ogni giorno in più di lavoro è grasso che cola. Posizione diversa espressa molto bene e pacatamente dal segretario della CIGL Camusso che giustamente sostiene il valore della giornata e ritiene che non sarà il 1° maggio lavorativo a risollevare le sorti dell’economia. Ma non c’è due senza tre: stamattina sul Corriere della Sera era riportato un intervento del Ministro Brambilla che si dice molto ben impressionato dalla proposta di apertura dei negozi il 1° maggio e nei giorni festivi e propone un piano per i luoghi a forte vocazione turistica.

Questo per fare un sunto rapido della discussione che si dirama da giorni sui quotidiani.

La querelle coinvolge il 1° maggio che quest’anno cade di domenica e quindi, in verità, il tutto potrebbe allargarsi al giorno settimanale festivo. Perché il ragionamento dei sindaci pro apertura, ovvero che il turista non può essere abbandonato nelle nostre città d’arte senza attività commerciali aperte, sembra non tener conto di altre grandi capitale turistiche che sono oltre confine. Avete mai passeggiato per Parigi, Berlino o Londra di domenica? Ebbene, in genere sono aperti solo i turchi. Che poi di lunedì sono chiusi. Perché anche nelle città turistiche chi ci vive e lavora ha diritto ad un giorno di riposo. E non c’è santo che tenga. E non è una lotta tra cittadino-produttore e cittadino-consumatore come sostiene Antonio Polito. E’ una questione squisitamente d’ ideali. Il vero problema è che forse il 1° maggio da noi è visto come una festa unicamente da comunisti: un pò perché in questo paese sembra che il muro di Berlino non sia caduto mai, un pò perché i tempi sono quelli che sono. Ma la tesi propugnata dalla CIGL ha solide basi. E’ un giorno che ha una forte valenza simbolica, di commemorazione; e nel nostro paese ce n’è da fare visto il numero di morti bianche che macchia il nostro calendario. Poi va da se: c’è chi scende in piazza e chi va al mare ma è giusto preservarne lo spirito. Come si fa tra l’altro negli altri paesi.

Merita un appunto il progetto di apertura nei giorni festivi per “luoghi a forte vocazione turistica” del Ministro Brambilla. Il Ministro forse ignora che nei luoghi a forte vocazione turistica, come quello in cui mi pregio di vivere, il suo piano di apertura straordinaria è già in atto da tempo. Certo, non si abbandonano i turisti nel nostro territorio allo sbando tra una spiaggia una campagna o rovine antiche e cose di questo tipo. No, nei posti a forte vocazione turistica si è ben consci del problema che rappresenta per i turisti non trovare una boutique od una profumeria aperta di domenica e pertanto, da Pasqua e in alcuni casi fino ai primi di novembre, si è aperti tutti i giorni. Come si suol dire nel settore: “per offrire un servizio al turista.” Poi il mare sarà sporco, non ci saranno parcheggi o i musei saranno chiusi per mancanza di fondi. Fa nulla: le attività commerciali possono tranquillamente sostituire questo  tipo d’offerta. Che aiuta l’economia. Privata. Ma in fondo che fa. Per dirla alla Polito: il cittadino-produttore è ex- vi termini cittadino-consumatore e prima o poi il cerchio si chiude. Ciò che sono certa il Ministro saprà è che i lavoratori-dipendenti che aiutano in tal modo l’economia sono pagati adeguatamente datosi che si vedono riconosciuti gli straordinari (anche la maggiorazione notturna se come da noi si chiude poco prima della mezzanotte) e la maggiorazione per il lavoro svolto nei festivi. Ed ovviamente un giorno di riposo durante la settimana.

Diciamolo, il discorso della Camusso non è di retorica ma tocca un problema serio che oggi si presenta in modo chiaro. E’ vero che c’è una crisi economica fortissima ma non dobbiamo permettere che si aggravi ulteriormente la crisi di valori che già permea questi nostri tempi infausti. Quindi: di cosa parliamo? Del rispetto di ciò su cui è fondata la nostra Repubblica: il lavoro.

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