Tamara de Lempicka la regina del moderno

  Complesso del Vittoriano via S. Pietro in carcere Fori Imperiali        lun.-gio. 9:30-17:30 ven. -sab. 9:30-23:30 dom. 9:30-20:30                 

Tamara de Lempicka è artista che non ha bisogno di presentazioni. Per due ragioni: la sua è cifra stilistica che rimane impressa nella memoria ed è una delle poche donne artiste universalmente riconosciute tali.

L’esposizione al Vittoriano è incentrata principalmente su due periodi dell’artista: quello più noto degli anni’20 e ’30 in cui l’artista ritraeva il bel mondo dell’epoca e quello successivo alla seconda guerra mondiale in cui c’è una netta prevalenza di nature morte. Ma andiamo con ordine. La mostra si apre con una dettagliata biografia e con alcune foto di Tamara de Lempicka. Quest’ultime molto interessanti perché attraverso di esse si percepisce chiaramente lo charme che permeava questa donna che in verità, bella non era.

Subito dopo si entra in contatto con le prime opere che sono chiaramente di forte influsso cubista. In queste primi lavori si può comunque già notare una grande intuizione per il colore. Tra questi vi sono anche alcuni quadri con soggetto religioso tra cui va segnalato “Madre superiora”, un dipinto piccolo ma dal quale s’evince una grande forza espressiva a conferma dell’arte della Lempicka capace di cogliere caratteri e stati d’animo dei suoi soggetti. Al termine di questa sala vi è un quadro molto bello, “Ritratto di Ira P.”, amante di Tamara de Lempicka per molti anni. Questo quadro, di cui s’erano perse le tracce, è stato di recente ritrovato proprio attraverso il lavoro scientifico per la realizzazione di questa mostra. E’ questo un quadro enigmatico e visto il periodo in cui è stato realizzato sembra quasi un non finito. Ciò che è certo è che gli occhi di Ira P. sembrano oltrepassare la tela nella quale sono relegati. Giunti nella grande sala si è tra le opere di maggior rilievo e più note come “La belle Rafaela” o “La sciarpa arancione”. Tra i vari ritratti qui esposti è da segnalare un bellissimo e molto intenso ritratto di André Gide.

Nell’ultima sala sono esposti i lavori dell’ultimo periodo i quali, come già detto, hanno come soggetto per lo più nature morte. Di certo questa sezione dell’esposizione è interessante in quanto mostra la direzione della ricerca e del lavoro dell’artista ma va detto per onestà che il visitatore attratto dal nome e da ciò che già conosce di Tamara de Lempicka ne resterà quasi di certo deluso. Sono opere in effetti un pò ripetitive: nei soggetti e nei colori. Colori che non sono quelli adoperati negli anni’30 a Parigi o ad ogni modo, sono colori che hanno perso molto del loro smalto a vantaggio di un’ombra che sembra avvolgere il tutto. Qui si trovano anche delle lettere tratte dal carteggio tra Tamara de Lempicka e D’Annunzio che testimoniano della loro amicizia e di quello che fu lo spirito dei tempi in cui questa donna charmante seppe attraverso la sua arte sedurre e rendere seducenti le donne.

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