“Il vino della solitudine” di Irène Némirovsky

Che Irène Némirovsky sia una grande scrittrice è ormai risaputo ma questo libro, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, rimarca maggiormente il suo talento. Il tema del conflitto madre-figlia era stato già affrontato altre volte ma in questo romanzo la narrazione ha un taglio moderno e talmente sincero che non si può non simpatizzare con la piccola Hélène. E’ stato detto che questo romanzo è quello più autobiografico dell’autrice, quello in cui mette nero su bianco quello che è stata la sua infanzia, abbandonata da genitori troppo presi dai propri demoni per occuparsi di una bambina prima e di un’adolescente poi. Anche perché un’adolescente è il riflesso che manda lo specchio del tempo che passa ed è per questo che Bella, la madre di Hélène, si ostinerà o non vedere altro nella figlia che una bambina: il di lei divenire donna rappresenta il suo invecchiare. Ma Hélène ben presto si fa un’idea di come stanno le cose e giura a se stessa di vendicarsi, lo fa sinceramente, come lo sanno fare i bambini; non ha fretta, sa che prima o poi il tempo toglierà a sua madre la giovinezza per darla a lei. E lei potrà prendersi l’amante di sua madre, quell’uomo che le ha con la sua presenza rovinato l’infanzia, quell’uomo che quando lei era una bambina desiderosa null’altro che d’affetto le ha rubato la fonte alla quale avrebbe voluto saziarsi. Di passaggio compare anche il padre di Hélène, al quale lei è molto legata ma che è passionalmente rapito da sua moglie, al punto da non vedere o far finta di non vedere i tradimenti, al punto da scegliere ogni volta tra l’affetto e le premure sincere della figlia le menzogne della moglie.

In alcuni punti la rappresentazione dei sentimenti di Hélène è crudele, senza fronzoli. Hélène odia la madre per il male che le ha fatto, per non averle mai mostrato un lontano bagliore non d’amore ma almeno d’affetto, per aver passato tutta la vita preda di passioni totalitarie che le hanno rubato gli anni in cui avrebbe potuto essere spassionatamente felice. Ciò che cattura in questo romanzo è proprio questo, l’occhio disinibito di questa bambina che non si fa alcuno scrupolo a dire e a scrivere come vede il mondo che la circonda, l’idea che se ne è fatta e la valutazione che ne da.

Sicuramente uno dei più bei romanzi di quest’autrice pubblicati fino ad oggi.

    “Il vino della solitudine” di Irène Némirovsky ed. Adelphi

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