“Acciaio” di Silvia Avallone

Quando si legge questo libro si fatica poco a immaginarsi la Piombino dove si fabbrica l’acciaio. Lo respiri. Respiri l’aria satura di polvere e lo vedi che di certo ricopre ogni cosa, anche la vita delle persone rendendola se non nera, grigia. In questo grigiore due adolescenti seminano luce attorno a loro e finché si illuminano a vicenda riescono anche a trarre il meglio da ciò che le circonda e soprattutto dalla loro amicizia; ma si sa, l’adolescenza è gravida di cambiamenti, non tutto può restare com’è e la voglia di crescere è tanta. Anna e Francesca sono amiche da sempre e da sempre si confidano senza neanche il bisogno di dover parlare ma la più fragile delle due ha bisogno dell’altra in modo univoco: è l’unica persona che sente davvero vicina. Attorno a loro un mondo operaio a tratti ancestrale che sembra confermare i peggiori luoghi comuni ma in verità nulla è scontato. Si seguono le protagoniste vivere l’estate del 2000, quella del passaggio dalle medie alle superiori, le si seguono lungo le scale dei palazzi operai di via Stalingrado e lo si sente il puzzo di piscio degli angoli delle scale, lo senti sotto la mano il corrimano che Francesca ed Anna fanno scivolare sotto i palmi andando da un piano all’altro. Senti anche il rumore della tapparella che si inceppa. Siamo tutti li, a Piombino, guardiamo l’Elba da lontano e come le due ragazze ma anche come gli altri personaggi del libro, tutti legati dall’acciaio, sogniamo un giorno di poterci andare: tanto è lì, un’ora e ci sei. Anna e Francesca infine ci andranno, loro due sole dopo essersi finalmente ritrovate.

Nell’insieme va detto che l’autrice maturerà di certo con il tempo, che in alcuni punti c’è un pò di luogo comune ma infondo credo che ci possa stare. Mi permetto di non ritrovarmi con la datazione di alcuni pezzi musicali. Più che la storia delle due ragazze credo che il libro meriti per la descrizione di Piombino e del suo legame con l’acciaieria.

 “Acciaio” di Silvia Avallone ed. Rizzoli

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