“Norwegian wood” di Murakami Haruki

Norwegian wood è un libro di adolescenti che si avviano all’età adulta. Norwegian wood è, tirate le somme, un libro triste. Non c’entra nulla la differenza di cultura. Lo dico perché si potrebbe obiettare che non capiamo bene i protagonisti del libro per un problema di cultura. Non è così perché certi sentimenti sono uguali ovunque. Norwegian wood dicevo è un libro triste, oltre che nelle intenzioni, nel risultato. Nel senso che non ci si riesce ad affezionare ad alcuno dei protagonisti della storia. E questo perché sono tutti intrisi di un egoismo senza redenzione, l’unico personaggio che può inspirare simpatia e con il quale è possibile una qualche immedesimazione è Midori; tutti gli altri sono troppo ripiegati su se stessi per poter accogliere altri nella loro vita e spesso, non riescono ad accogliere neanche se stessi tant’è che nel romanzo si contano ben quattro suicidi. Ciò che più mi ha colpito in questo romanzo è la descrizione dei rapporti sessuali dei vari protagonisti. Nei vari racconti non c’è mai traccia di un sentimento che fosse uno, il rapporto sessuale è descritto peggio di un esercizio ginnico o di un’operazione tanta la precisione della descrizione dal punto di vista organico. Insomma: pathos poco, verrebbe da dire il deserto dell’amore inteso come passionalità. Sulla quarta di copertina dell’edizione Einaudi c’è un quanto mai fuori luogo paragone tra Toru (protagonista del libro) e il giovane Holden: non lasciatevi fuorviare. Toru non ha quella capacità di emozionare che ha il giovane Holden, in Norwegian wood non c’è quella forza di sentimento capace di coinvolgere a qualunque età che ha invece il personaggio di Jerome.

“Norwegian wood” di Murakami Haruki ed. Einaudi

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