“Quell’estate a Parigi” di Morley Callaghan

Questo è un libro di memorie. Memorie di uno scrittore che francamente non conosco ma il libro era stato consigliato da un mio amico ad un altro ed ho rubato il suggerimento. Perché si parla di Parigi ed io per metà sono francese e fin da bambina Parigi l’ho sempre avuta nel cuore. Dico tutto ciò perché devo ammettere che ciò che mi ha mosso alla lettura di questo libro è stata appunto la possibilità di calarmi nell’ambiente di Parigi verso la fine degli anni ’20, quelli che da mia nonna ed a casa ho sempre sentito chiamare “les années folles”. Mi ero immersa già una volta in questo periodo leggendo Simone De Beauvoir e ne ero rimasta molto affascinata.

Il racconto di quest’estate a Parigi, quella del’29, prima della grande depressione, prende spunto dalla notizia della morte di Hemingway. Ciò perché è stato proprio il grande Ernest a incoraggiare il nostro Morley e a presentarlo da Parigi ad editori vari e quindi la sua morte, richiama inevitabilmente molti ricordi.

E così che l’autore, con un ritmo sempre molto ben cadenzato e non scivolando mai nel melenso o nel compiacimento di importanti amicizie ci racconta di cosa era, di chi viveva a Parigi durante quegli anni. Il nostro Morley arriva a Parigi da Toronto e lungo le strade, nei famosi bars e bistrots incontra Joyce, Fitzgerald, Mirò e tutta una serie di personaggi un pò alla Fitzgerald. Ma tutto il filo del racconto, della memoria, è ancorato a lui, ad Hemingway, al suo essere poliedrico, inafferrabile, quasi un personaggio da film, quel personaggio che poi lo ingoierà. Ed è così che diventiamo intimi in modo semplice di due dei più grandi narratori americani: per l’appunto Hemingway e Fitzgerald. Scoprendone lati del carattere che forse non conoscevamo o confermandoci in impressioni che ci eravamo già fatti. Il pregio del racconto che certo non è ecclatante è quello di mostrarci questo mondo di letterati lasciandoci al possibilità di valutarli da noi.

Il fatto poi che nel racconto si parli unicamente di cosa facessero, di come vivessero esclusivamente gli autori americani o comunque stranieri a Parigi lo rende estremamente interessante in quanto rappresenta un punto di vista in antitesi su quegli anni rispetto a ciò che racconta la De Beauvoir.

 “Quell’estate a Parigi” di Morley Callaghan ed. excelsior 1881

 

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