“Le correzioni” di Jonathan Franzen

Ho scelto di leggere questo libro per uno ed un solo motivo: volevo capire se le critiche rivolte a “Libertà”, libro pubblicato quest’anno dallo stesso autore, avessero un fondamento. Mi si dirà: che c’entra? Ti leggevi il libro e lo scoprivi. E invece no, non è così. Ho voluto e secondo me era d’obbligo leggere prima il libro precedente tanto lodato.

Questo perché ovunque si criticasse “Libertà” c’era qualcuno pronto a ricordare quanto “Le correzioni” fosse valido. Altrove addirittura l’ho trovato tra i migliori romanzi della letteratura americana del ‘900. Una svista colossale evidentemente. Dal mio punto di vista.

Si è capito che il libro non mi è piaciuto e non mi è piaciuto più che altro perché l’ho trovato a tratti noioso, stantio…. Diciamo pure ovvio. Certo, l’autore sa scrivere, in alcuni momenti ci sa proprio fare ma secondo me non convince. Non convince perché in verità nel voler rappresentare uno spaccato della società americana descrive personaggi legati tra loro solo dal vincolo familiare che lui gli ha imposto, in alcuni casi il passaggio da un personaggio a l’altro è ben riuscito ma non basta l’indiscutibile tristezza dei tempi che vien fuori dal ritratto della famiglia Lambert per farne un grande romanzo, uno spaccato della famiglia americana.

Certo, si è portati a simpatizzare un pò con tutti i personaggi, non ce n’è alcuno che dispiaccia, ci sono momenti in cui ci si vede seduti ad annuire ma diciamolo, la narrativa americana contemporanea più fare di certo di più che registrare il fallimento di alcuni principi sui quali si basava la vecchia cultura di provincia americana.

  “Le correzioni” di Jonathan Franzen; ed. Einaudi

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