“Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve” di Jonas Jonasson

Sulla striscetta che avvolgeva la mia copia era scritto che questo libro divertente era riuscito a superare i gialli in classifica in Svezia. Viene presentato come un libro che di certo strapperà qualche sorriso.

Purtroppo per poter sorridere bisogna forse essere svedesi, avere quel tipo di umorismo lì e soprattutto, bisogna accontentarsi del ritmo quasi sincopato della storia.

La storia di Allan è incredibile in effetti: un centenario che decide il giorno del suo centesimo compleanno di scappare dalla casa di cura in cui si trova pochi minuti prima che abbiano inizio i festeggiamenti organizzati in suo onore. Il centenario scappa ed essendo si vecchio, ma non del tutto rimbambito, si trova coinvolto in un’avventura sulla quale si innescano quelle di una vita.

L’idea non è malvagia. Ciò che però distrugge le di certo buone intenzioni dell’autore è, come en passant scrivevo su, lo stile. Il racconto avrebbe bisogno di un certo brio che la frase tipo composta da soggetto, verbo, aggettivo da sola non può supportare. Così capita che anche nei tratti che potrebbero essere più salienti il lettore si annoi o quanto meno non presti fede all’autore e ciò per un semplice motivo: perché non si sente coinvolto. Vista la mole poi, non mi sento di consigliarlo neanche come lettura veloce.

 “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve” di Jonas Jonasson ed. Bompiani

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