“L’assassino” di Georges Simenon

Come sempre Simenon ci mette nella condizione di non saper da che parte stare. Normalmente saremo sempre tutti contro un assassino, pronti a condannarlo ma, con i personaggi di Simenon, questo non avviene mai. O, ad ogni modo, non è così semplice. L’autore riesce sempre con piccoli dettagli a tracciare personaggi che emergono dalla carta con la forza di caratteri che ognuno di noi può incontrare (ed incontra) nel quotidiano. In un primo momento siamo pronti a sperare che il dottor Hans Kupperus si scopra in un certo qual modo ma quando tutto il paese, nonostante non vi sia alcuna prova, alcuna certezza, lo mette all’angolo, lo tratta da reietto a causa dello “scandalo”, non possiamo far altro che esseregli sodali. Ed è qui che viene fuori come sempre la grande arte dello scrittore belga che, oltre a mostrare i lati più meschini dell’essere umano, impone allo stesso tempo al lettore un estenuante esame di coscienza al fine di prendere un presa di posizione. Forse non uno dei migliori e di certo non uno dei romanzi più maturi ma come sempre, seppur triste, una bella storia.

 “L’assassino” di Georges Simenon ed. Adelphi

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