“Una moglie a Parigi” di Paula McLain

Facile leggendo il titolo farsi trarre in inganno ed essere prevenuti circa la materia del racconto. Invece superando le prime pagine forse in effetti un pò melense, sul dolce andante, si viene subito rapiti dalla storia. Sarà perché Hemingway è sempre Hemingway, sarà perché è uno dei periodi più interessanti del novecento, insomma sarà per mille buoni motivi ma la storia subito prende. La storia in questione è quella della prima moglie di Hemingway, quella a cui farà una telefonata poco prima di spararsi, quella che condivide con lui gli inizi di una carriera che poi sarà brillante, quella che che forse non sarà del tutto schiacciata dal suo ego.

La storia parte ovviamente dall’America che i freschi sposi lasciano inizialmente pensando di andare a Roma ma poi fermandosi a Parigi, all’epoca molto meno cara dell’Urbe e dove il fermento culturale è molto vivace. Si installano al 24 di rue Cardinal Lemoine, piena rive gauche e qui Hem e la moglie prendono i primi contatti con quella che era l’intellighenzia del tempo, da Pound a Gertrude Stein passando per mille altri. Il racconto della vita di coppia è ben intersecato con la carriera di Hemingway e ne racconta bene le sfumature senza mai cedere all’ovvietà o al déjà-vu, molto interessante il rapporto con Scott-Fitzgerald che rappresenta a mio giudizio l’altra faccia della letteratura americana di quel periodo, e in particolare, poi, la gestazione di un capolavoro come “Fiesta”. E’ molto ben fatta anche la descrizione di Parigi prima che diventasse il posto sul chic andante che oggi tutti ritengono che sia e su quello che era la società del tempo.

Bisogna dirlo, proprio un bel libro.

 “Una moglie a Parigi” di Paula McLain; edizioni Neri Pozza

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