Il punto al primo novembre 2011

Infondo avevo già cominciato a parlarne tempo fa ma oggi il dibattito sembra sia definitivamente stabile in prima pagina. Già, perché oggi si è fatto verbo ciò che veniva sussurato forse da pochi da un pò. E cioè che la disoccupazione effettiva è al 29%, che molti giovani vanno all’estero in qualche paese che viene definito da qualche irriducibile berlusconiano sansepolcriano
della cuccagna perché offre lavoro, perché si ammette che lo sviluppo non è possibile, perché avremo si i conti in ordine, ma non si sono ridotte le spese serie, quelle più odiate da questo popolo ormai stremato. Le spese della politica. Io credo che forse non dico si sarebbe perdonato tutto il marcio che abbiamo dovuto finora digerire ma forse la riduzione di tutta una serie di spese che servono a null’altro che a garantire privilegi ed illusioni di tali avrebbe potuto fungere quanto meno da bicarbonato. Ma tant’è, siamo come ha detto Vendola al gioco dell’oca. Ogni volta che avanziamo di due caselle ne facciamo tre indietro e di questo passo il punto di partenza è sempre più vicino.

Ma il dato oggi è anche un altro. Si è come alla fine di una guerra civile dove si tenta di fare una sorta di epurazione dell’ideologia, dove se non hai il pedigree del puro e duro non puoi parlare  e fare proposte e se queste sono fatte, non le si legge neanche, si fa come la macchina del fango ci ha insegnato in questi tristi tempi, si tira fuori il dossier e a seconda del caso si trova il modo di depotenziare il pensiero di Tizio o quello di Caio, si tenta di svilire l’insano gesto di aver voluto alzare la mano e dire qualcosa che esca dai binari del già detto del già sentito.

Alla fine della seconda guerra mondiale, dopo un periodo di guerra civile e conseguente caccia al traditore questo stesso paese, l’Italia di cui ancora oggi stiamo festeggiando il 150° anno di unità, attraverso uomini di grande levatura politica, di uno schieramento e dell’altro, per poter ricominciare promulgò l’amnistia per tutti i reati commessi, civili e politici.

Io credo che lo spirito per poter ripartire sia quello.

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