“La felicità di Emma” di Claudia Schreiber

Un libricino piacevole, una storia di base di buoni sentimenti con delle belle trovate divertenti, tipo quando si descrive la cucina tedesca e ad alcuni tratti toccanti quando si narra dell’infanzia di Emma in questa fattoria dove si attendeva un maschietto ed è invece arrivata una femminuccia che dovrà adattarsi alle aspettative e desiderata della famiglia.

Ma Emma non è solo questo, è anche anestesia al dolore, alla mancanza d’affetto, anestesia che svanisce in Max, nel suo amore e nel suo dolore, questa volta incredibilmente fisico. Emma è amore per gli animali che alleva e che poi macella, Emma è attaccamento alla sua terra.

Però tutte queste belle cose non vengono a sufficienza rese e questo perché troppo spesso gli sceneggiatori di cinema e tv non riescono a trovare un modus narrandi completo, armonioso, che non abbia il ritmo sincopato che si adatta di più a uno sceneggiato che non a un romanzo che a mio giudizio dovrebbe essere sinuoso. Non a caso ne hanno già tratto un film.

 “La felicità di Emma” di Claudia Schreiber, Keller editore

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