“Il signore delle anime” di Irene Némirovsky

Che Irene Némirovsky sia stata una grandissima scrittrice è ormai assodato e non stupisce che ogni pubblicazione che porti il suo nome finisca in classifica.

In questo romanzo, come in quasi tutta la sua produzione, protagonista è un ebreo presentato con tutti i difetti che in genere si attribuiscono ai levantini. Dario Asfar cerca all’inizio del racconto e lo farà sempre, per tutta la vita, di fuggire quella povertà che ne ha funestato l’infanzia e la giovinezza e che lo ha spinto in un paese in cui infondo si sentirà sempre come uno straniero nonostante egli abbia fatto di tutto per assimilarne la cultura. Pur di togliersi di dosso quella povertà, quella miseria che ha marcato così profondamente la sua esistenza e quella della moglie e che egli sente sempre dietro l’angolo, come se lo inseguisse di continuo, sarà disposto a qualsiasi cosa, anche a tradire la sua vocazione medica e a diventare un ciarlatano, infischiandosene di tutto purché continui ad avere soldi, a guadagnare per poter far fronte ai debiti che contrae con una vita dissoluta, cercando di dimostrare a tutto quel mondo che lo aveva messo alla porta che è riuscito a diventare qualcuno e che tutti loro, può comprarli e venderli come e quando vuole.

In questo romanzo c’è una costruzione del racconto alla Balzac, con personaggi che crescono e si ritrovano nel tempo con tutti i loro cambiamenti. A mio parere il richiamo a Balzac è fortissimo verso la fine quando prima che muoia Clara ritroviamo ad una cena tutti i protagonisti, poco meno di vent’anni dopo l’inizio della storia, profondamente cambiati: sono riusciti tutti a realizzare quella scalata sociale che si ripromettevano ma nel loro animo restano sempre affamati perché una certa fame, non potrà mai essere saziata.

C’è chi nei romanzi di questa autrice ha voluto vedere, attraverso la forte caratterizzazione di figure ebree a cui nulla viene scontato, una sorta di rinnegazione delle proprie radici. Io invece, in questo, come in altri suoi romanzi, leggo un forte amore per questo suo popolo che è sempre straniero ovunque esso sia, che anche tra i suoi simili non trova asilo.

“IL signore delle anime” di Irene Némirovsky, Adelphi

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