“Cirkus Columbia” di Ivica Djikić

Quasi al termine della mia visita a “Più libri più liberi” del 2011 mi sono imbattuta nello stand della casa editrice Zandonai. Il nome mi ricordava qualcosa ma ero stanchissima e solo concentrandomi ho messo a fuoco ciò che di loro sapevo perché diciamolo, non è che nella grande distribuzione i loro libri sia proprio messi in vetrina. Dopo un breve momento di dubbio, dovuto più a problemi di portafoglio che non altro, visto che non si può pagare con carta di credito e non c’è un bancomat in tutta la fiera, mi sono risolta per questo libro. Di un autore che non conoscevo affatto.

In quarta di copertina c’è scritto che l’autore è “Una delle voci più originali della letteratura della ex Jugoslavia”. Quel che è certo è che questo libro è piacevolissimo, ci porta nel carnaio che è stata la ex Jugoslavia durante gli anni ’90 del ‘900 attraverso le storie di una serie di protagonisti diversissimi tra loro, per etnie religioni e propensioni personali; personaggi attraverso cui, senza mai cadere in descrizioni ovvie o un pò già sentite circa quella guerra, con poche e veloci pennellate si rende chiaro quale fosse stata la vita in quei luoghi prima che Tito morisse e che i vari nazionalismi tornassero a galla; si percepisce chiaramente come inizialmente sembrasse assurdo non salutare più il proprio vicino o che quest’ultimo ti bucasse le ruote della macchina.

Insomma, questo breve romanzo di certo può essere un buon inizio per approfondire una letteratura che dalle nostre parti attecchisce poco e che secondo me rappresenta un’ eccezionale possibilità di riscatto per il popolo slavo, un popolo che attraverso i suoi autori contemporanei ci dimostra come si può ancora tornare a fare letteratura e a sognare dopo una guerra che ha lasciato indelebili ferite anche in chi non l’ha vissuta in prima persona. Anche un pò a dispetto di Adorno che sosteneva che dopo la Shoa non fosse più possibile fare poesia.

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