“Belli e dannati” di Francis Scott Fitzgerald

Mica è facile scrivere qualcosa su questo libro. Il discorso è che quando ti provi a scrivere su un romanzo o un autore molto conosciuto ti chiedi sempre se non rischi di essere accusato di presunzione oppure, hai il timore di dire cavolate… Vabbè, io quello che ho da dire su questo romanzo è che è la storia di una giovane coppia attorno l’inizio secolo del ‘900, dagli anni attorno l’11 fino a metà degli anni ’20, i folli anni ’20; è una coppia abbiamo detto giovane, bella, spensierata, sans soucis e non a caso si è sempre detto che in verità i protagonisti non siano altro che i Fitzgerald. Questa coppia, dicevamo, ad un ceto punto del racconto si troverà ad avere dei problemi da cui ne verrà fuori non perché, come dire, i due abbiamo capito i loro errori e si siano redenti ma infondo, grazie ad un colpo di fortuna.

Di tutta l’opera di Fitzgerald il mio libro preferito è “Tenera è la notte” ma questo romanzo va assolutamente letto anche se (sempre a mio giudizio) non è ancora il top della sua produzione. Perché si percepisce qui più che altrove la grande ricercatezza di linguaggio di questo fuoriclasse della letteratura americana, è qui, forse ancora meglio che nel “Grande Gatsby”, che si sentono le sete frusciare, che si vedono i gioielli luccicare, che gli sguardi si fanno languidi e che la vita viene vissuta e vale la pena di essere vissuta come una grande festa dove si fumano di continuo sigari pregiati e si bene whisky e soda. Possiamo dire che idealmente “Belli e dannati” rappresenti la giovinezza letteraria di Fitzgerald. E che dire dello stile? Altro punto a favore di questo libro che osa esperimenta diversi modus narrativi…. Leggete, leggete…

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