“Quando si fa la spesa”

Il piglio polemico ce l’ho, è un dato di fatto piuttosto incontestabile e ciò che verrà di seguito può tranquillamente essere letto come una polemica. La mia giornata di trentunenne italiana comincia off corse con la colazione poi, come tutte le donne che fanno anche le casalinghe, con la pianificazione della giornata. Tra i miei impegni quotidiani c’è quello della lettura dei giornali. Già, perché oltre che polemica sono anche un tipo piuttosto intellettuale e quindi possiamo dire che non esco di casa senza aver letto almeno le ansa principali. Nono solo italiane ma anche francesi visto che a breve dovrò votare il mio nuovo Presidente della Repubblica. Ciò fa si che quelle mattine che esco di casa per andare a fare la spesa nel locale luogo delle meraviglie so già quanto la borsa stia perdendo, a che livello è lo spread e riflettendo sui prossimi balzelli che cadranno su noi tutti mi chiedo come faranno i miei concittadini che per lo più lavorano solo come stagionali, che hanno spesso più di una casa (di necessità ovviamente visto che siamo ad Ischia), che hanno almeno due figli… Insomma, noi che figli non ne abbiamo, qualche difficoltà la troviamo ad andare avanti. Sarà che il mio compagno è libero professionista e che io al momento mentre cerco infine di laurearmi non lavoro. Ma si sa, i liberi professionisti evadono e non hanno i problemi dei dipendenti. Sarà e noi non ce ne rendiamo conto.

Ad ogni modo, tornando a noi, arrivata nel luogo delle meraviglie, ovvero al supermercato, facciamo oggi, incontro già qualche difficoltà per parcheggiare la mia utilitaria; d’altronde un Suv che già di suo occupa spazio, parcheggiato male, qualche problema lo crea… Moltiplicato per dieci poi… Una volta riuscita a parcheggiare varco la soglia e mi ritrovo in quella che una volta poteva essere una piazza di paese in un giorno di festa. Sono tutti lì: generazioni di isolani, bambini che scorazzano tra i carrelli, anziani che strabuzzano gli occhi davanti ai prezzi, casalinghe a cui la visione di Sex & The City ha lasciato visibili tracce, turisti che si guardano intorno… Insomma, sono tutti al supermercato. Certo, penso, è normale: siamo sotto il fine settimana e c’è l’epifania.

Mentre mi aggiro tra gli scaffali noto che la farina è aumentata di 9 c., la birra nazionale (come si direbbe in autarchia) in un anno di quasi 40 c. e via così. Prendo giusto ciò che mi serve ricordandomi della rata della macchina, della prossima iva, di qualche imprevisto che capita sempre e vado alle casse. Qui, mentre le cassiere chiacchierano amabilmente con ogni persona a cui fanno il conto vedo carrelli stracolmi come se da domani in poi sia in previsione una qualche calamità naturale, o uno sciopero… Insomma, come se temessero di morire di fame. La fame si sa, è una brutta cosa. Chiedi ai vecchietti in paese cosa mangiavano quando erano piccoli e ti chiedi se vivevano nello stesso posto in cui vivi oggi tu. Persa in queste amene riflessioni il mio turno sembra non arrivare mai e sui nastri vedo decine di caramelle, merendine, kili di carne, congelati, cibo in scatola… La fine del mondo deve essere decisamente prossima.

Tornata a casa con i miei mesti acquisti non mi faccio mancare proprio nulla: guardo i telegiornali. Al di là dei dati sull’occupazione che credo non abbiamo stupito nessuno  i tg (ed anche alcuni quotidiani) raccontano che 7 italiani su 10 (che sono tanti) se non sono già in vacanza partiranno per questo week-end, che a Cortina c’è stato un aumento del 400% del fatturato rispetto all’anno scorso (ovviamente non per i controlli perché è al Sud che si evade e non al Nord), che da oggi partono i saldi e che ognuno in media conta di spendere attorno 200 € che in verità non sono molti ma che con questi tempi sai mai… Insomma, a fine pasto, mi pongo delle domande. Da intellettuale ovviamente: ma sarà che ci saranno a breve brutte sorprese per molti? Ma sarà che quel poco che abbiamo lo dobbiamo spendere (si aiuta l’economia) e poi vedremo? Ma sarà che ci prendono in giro? Ma sarà che c’è una profonda discrasia tra i dati dell’economia e la realtà che abbiamo quotidianamente sotto gli occhi? Chissà, è la risposta intellettuale.

 

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