“Il cimitero di Praga” di Umberto Eco

Devo ammettere che io di Umberto Eco ho letto, prima di questo libro, solo “Il nome della rosa”, che a suo tempo mi piacque molto. Ben intenzionata e in verità grazie anche alla grande pubblicità che fu fatta acquistai “Il cimitero di Praga” praticamente subito, subito lo lessi ed altrettanto subitaneamente me ne feci un’idea. Non positiva.

Il Romanzo si svolge prevalentemente nella Parigi di fine ottocento ma la narrazione va su e giù per l’Europa in un periodo di cambiamenti politici e culturali epocali, incontra personaggi le cui gesta sono state oggetto si studio di quasi noi tutti a scuola. Il protagonista è un falsario affetto da sdoppiamento della personalità, escamotage velocemente compreso da un lettore accorto. Il più grande risultato di questo falsario, il coronamento della sua carriera, passando per il famoso borderau dell’ affaire Dreyfus, saranno i Protocolli di Sion la cui realizzazione viene localizzata dall’autore nel famoso e bellissimo cimitero ebraico di Praga, che da il titolo al romanzo.

Va detto che il romanzo in Italia va contestualizzato in un periodo politico molto difficile dove da quasi più di un anno la stampa era occupata a pubblicare dossiers privati su personaggi politici e del mondo impreditoriale al fine di screditarli; quello che è stato definito “il metodo Bosso” o “la macchina del fango”, messi in opera prevalentemente dai giornali che facevano capo a l’allora Primo Ministro Silvio Berlusconi. Pertanto noi italiani ne abbiamo potuto fare, per così dire, una lettura allegorica. Cosa che negli altri paesi europei, per quanto attenti alle vicende di casa nostra, forse è stata o potrebbe essere più difficile ed è forse proprio a causa di quest’intenzione allegorica che si ha come l’eco di nota falsa e stonata.

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