“La porta” di Magda Szabó

Dietro la storia del tormentato rapporto tra due donne, una datrice di lavoro dell’altra, si nasconde una storia d’amore. Un amore duro, tormentato, uno di quegli amori che si mostrano piano, lentamente, di quegli amori guardinghi che fino all’ultimo restano duri, non scoprendosi mai fino in fondo. E’ questo poi un romanzo di donne, donne diverse, che si incontrano, si scontrano, non si capiscono o si capiscono fin troppo e nel frattempo il tempo passa e non si può far altro che raccogliere ciò che i rapporti ci lasciando dentro. E dentro, nell’intimo della domestica Emerec c’è un intero mondo fatto di regole dure, imperscrutabili, accessibile a pochi, di indefessa fatica e generosità per tutti coloro che abitano nel quartiere o che nel tempo hanno avuto bisogno di aiuto. A tutti questi però nega l’accesso della sua casa. Perché Emerec è stata tradita una volta e non permetterà a nessuno più di tradirla, di prenderla in giro, ed infondo lei non ha bisogno di nessuno, sono gli altri ad avere disperato bisogno di lei, come la scrittrice Magda che nonostante le risposte cattive, a muso duro, spesso offensive, deve riconoscere che la vecchia le è indispensabile; si, certo, nei rapporti domestici ma soprattutto nel quotidiano perché spesso è quando s’incontra qualcuno che istintivamente sembra rifiutarci che ci si intestardisce a volersi far accettare.

Non so se dire se questo è, come dicono tutti, il capolavoro di questa scrittrice perché è il suo primo libro che leggo. Ciò che posso dire è che in queste pagine fatte di piccole frasi strette fra di loro si liberano emozioni forti, vive, a tratti cariche di magia, bianca e nera, come quando Emerec racconta della morte dei suoi fratelli gemelli e della madre. Pagine semplicemente indimenticabili, come il dolore che proverà Viola quando capirà di aver perso la sua padrone o come quando Magda dovrà riconoscere che il mondo continua e cambia ma non per questo chi si è amato scompare dai cuori.

 

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