“Angeli a pezzi” di Dan Fante

Si-si, Fante. Come John, suo padre. Solo che non è un caso che uno sia universalmente noto e l’altro no. Almeno a mio giudizio. Questo libro l’ho trovato per puro caso in una libreria mentre cercavo un regalo per mio nipote. Ovviamente mi ha colpito il cognome e quasi subito mi è venuto in mente che qualcosa avevo letto di questo figlio, qualcosa tipo che il figlio Dan ad un certo punto prese a disprezzare il padre a causa del lavoro che faceva come sceneggiatore ad Hollywood, per fare soldi, per portare avanti la famiglia. Insomma, come Fitzgerlad ha insegnato. Ad ogni modo faccio l’acquisto e lo porto a casa.

A casa leggo in volata il libro perché si fa leggere, non è scritto affatto male. Certo, si ha tra le mani un Fante ma si legge un Bukowsky, questione di stile che ognuno ha il suo ma ciò che fa male di questo libro è l’amarezza. Eh si, perché il figlio Dan è arrabbiato, si rovina, si fa del male, sfrutta, ruba, è un codardo, dovrebbe scrivere, potrebbe scrivere ma non ce la fa, il confronto con il padre che è visto lì, irraggiungibile, lo dilania. Sebbene egli sia lo stimi come scrittore. Il tutto sullo sfondo di desolata strade americane, in motel, in luoghi che aiutano la tristezza e la commiserazione.

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