“Il piacere” di Gabriele D’Annunzio

Quando alle superiori si arriva a studiare D’Annunzio più che la sua opera colpisce e segna l’immaginario la sua fama e spesso, a parte “La pioggia nel pineto” che si impara a memoria alle elementari, non ricordiamo un suo solo lavoro in prosa. Io invece a suo tempo, ai tempi del liceo vale a dire, comprai “Il piacere”; di certo avrò avuta qualche profonda motivazione per farlo solo che mi sfugge e il libro, mai smarritosi durante i vari traslochi degli ultimi anni, mi faceva l’occhiolino dalla libreria qualche giorno fa che non sapevo cosa leggere di nuovo. Mi son detta: “Ma si, leggiamolo.”

Ed eccomi ora qui reduce da questa alquanto impegnativa lettura. Perché va detto, è una lettura impegnativa, non tanto per il contenuto, per la storia, quanto per lo stile. Si, certo, parliamo di uno scrittore del secolo scorso ma c’è stile e stile altrimenti non si spiega come la lettura di un Balzac, di un Verga non…. Annoino di tanto in tanto. La storia è quella del conte Andrea Sperelli e della travagliata liaison che intrattiene, tra alti e bassi, con Elena Muti, bellissima donna dell’aristocrazia romana. Ed è proprio il mondo dell’aristocrazia romana a fare da sfondo alla storia, con i suoi bei palazzi, lungo le sue strade piene di negozi alla moda. Un mondo di certo invitante ma in cui il lettore d’oggi un pò si perde. Eh già, il lettore di oggi si perde in queste pagine dense di aggettivi, di descrizioni sontuose di arredi che nei nostri appartamenti mai potremmo immaginare e soprattutto, il lettore odierno, a meno che non abbia una discreta conoscenza della storia dell’arte, non potrà mai apprezzare le innumerevoli similitudini che D’Annunzio dissemina a piene mani per parlare di qualunque cosa. Poi si, avrà fatto scandalo ma al giorno d’oggi non ci scandalizziamo quasi più per nulla, figuriamoci per una storia extra-coniugale, per comportamenti libertini o per gli inganni che il conte mette in atto per sedurre l’onesta Donna Maria.

Non boccio in pieno questo libro per quanto in alcuni punti mi abbia sopraffatto la noia perché resta comunque specchio di un’epoca e tra in nostri autori di certo D’Annunzio può essere considerato per il tema trattato in questo libro per quel periodo, all’avanguardia. Lo sconsiglio però vivamente a chi non ha una discreta conoscenza della storia dell’arte e scarsa passione per le descrizioni.

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