“L’ultimo settembre” di Elizabeth Bowen

Questo romanzo può essere visto come il trait d’union tra il romanzo di fine ‘800 e quello di inizio ‘900, tra le sue pagine si percepisce chiaramente il passaggio dalle tematiche sociali a quelle più introspettive che poi la faranno da padrone nel ‘900. Una scrittura che sa passare da atmosfere nebbiose, leggere, un pò frizzanti a timbri più gravi, cupi, che dondola il lettore tra un dentro e un fuori immaginario con dolcezza e un buon pizzico d’ironia.

I personaggi di Elizabeth Bowen si muovono in una casa nobiliare irlandese e trascorrono le loro giornate tra un ricevimento, una partita di tennis, l’attesa di ospiti e tutta una serie di attività che per noi sarebbero oggi forse inconcepibili. Sullo sfondo la guerra che dilania l’Irlanda negli anni ’20, tra gli inglesi e l’IRA. Idealmente il romanzo è sempre diviso in due: ciò che accade nella casa dove da tempo immemorabile si tramando vecchie abitudini e si fa ancora riferimento a vecchie convenzioni, ciò che accade all’esterno, nei boschi e nei campi, che lascia presagire come i tempi stiano gravemente cambiando; il mondo dei giovani che cercano di affermarsi con difficoltà in una società che non sembra dar loro troppa importanza, il mondo di chi ha già vissuto abbastanza da non sperare altro che le cose vadano come sono sempre andate.

Attraverso la finestra che l’autrice spalanca per noi su questo mondo attraverso le sue pagine noi vediamo la fine di un’epoca, di una classe sociale, fine che si riallaccia alla frammentazione della personalità degli individui che dinanzi ai cambiamenti del loro tempo si trovano nell’incertezza sul come affrontare la vita, presagendo che le cose non potranno più essere come lo erano sempre state.

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