L’Europa e gli europei che non ci sono

Da almeno sei mesi tutti i giorni sentiamo parlare di Europa. L’Europa impone; per restare in Europa; il sogno europeo; la moneta unica europea… Di tutto di più, anche perché è così: gli stati hanno si rinunciato ad una piccola parte della loro indipendenza ma è una parte che, seppur piccola, come un serpente, avvolge diversi aspetti del nostro quotidiano. La mia generazione, quella dei trentenni, quella per intenderci che ha un vago ricordo del muro di Berlino, quella che ha cavalcato l’onda lunga del boom economico degli anni ’80 inizio ’90, non ci pensa quasi più a cosa voglia dire “Europa”. Noi siamo abituati a spostarci di continuo senza dover mostrare passaporti e visti, complice il settore del low-cost, con internet comunichiamo subito con chiunque anche se in un altro continente, non dobbiamo perdere il sonno a fare i conti con il cambio per un discreto numero di paesi grazie all’euro. Diamo dunque assodato che non ci siano barriere e che l’Europa per noi è una grandissima casa dove in alcune stanze si parla una lingua diversa ma, non per questo, ci si sente stranieri.

Purtroppo in questi giorni questo spirito che diamo per scontato (o forse lo do io), ho scoperto non esserci. La mia è stata una scoperta in due tempi. Entrambi tristi. Il meno dire.

Come saprete a giugno ci saranno gli Europei di calcio (anche lì, Europa) in Ucraina e Polonia e, chiunque ha un account Facebook, ha di certo visto passargli sotto gli occhi post di denuncia circa l’uccisione di cani randagi che si sta perpetrando in questi due paesi. Sono immagini forti che chiamano allo sdegno, non c’è altro da dire né altra posizione possibile da prendere se non quella di condannare questa strage. Da tutta Europa si chiede di non seguire le partite. Ma non solo. C’è anche chi, anche tra le mie amicizie, ha attaccato questi due popoli invocando contro di loro torture e trattamenti che la Storia ha ampiamente condannato. Quelle espressioni di odio verso un altro popolo scritte da una persona che conosco da sempre, che tra l’altro vive in un altro paese che l’ha accolta perché europea, hanno creato in me un vuoto, mi sono sentita mancare la terra sotto i piedi.

In un altra discussione invece, un ragazzo che ho il piacere di non conoscere, è partito in quarta ad offendere e denigrare il popolo francese (che chi mi segue sa essere uno dei miei due) e alle mie rimostranze si è giustificato dicendo che odiava i francesi oltre che da sempre, per la politica attuale di Sarkosy. Senza parole.

Questi due eventi ai quali se ne sono aggiunti altri mi hanno rappresentato una situazione che non conoscevo o che forse IO, colpevolmente, ignoravo. Perché è chiaro che se questi sono i cittadini che abiteranno e dovranno dare il loro contributo affinché l’Europa cresca, è profondamente inutile fare i sacrifici che stiamo facendo. In questo quadro di rancori odi e razzismi, che senso ha avere un unione economicamente forte e stabile? Che senso ha che i nonni, i genitori di noi trentenni di oggi, abbiamo lavorato ad un progetto che molti infondo, non vogliono, non accettano, un progetto di cui rifiutano le basi che sono: integrazione, superamento delle divisioni, condivisione… Insomma, ma coloro i quali si permettono ancora di dire che un popolo è di merda, se lo meritano questo immenso regalo di opportunità che è l’Europa? Per quanto riguarda l’Italia forse il problema è che essendosi in molti casi fallito nel fare gli italiani, la realizzazione degli europei, è particolarmente ardua.

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