“La famiglia di Pascal Duarte” di Camilo José Cela

Se avete un pò in mente le incisioni di Goja, o alcuni suoi ritratti, vi calerete completamente nell’atmosfera giallo ocra e cupa di questo romanzo. Mentre lo leggerete vedrete attraverso le sbarre della cella nella quale è rinchiuso il protagonista, un assassino. Un assassino consapevole dei suoi delitti. Delitti che sembrano porsi come l’unica soluzione per farsi strada nella vita, per farsi rispettare in un mondo e in un ambiente dove nulla t’è dovuto.

“La famiglia di Pascal Duarte” è la sua storia, del contadino Pascal Duarte, una vicenda personale intrisa di meschinerie, di mancato affetto finanche da parte dei genitori, del degrado che la povertà consente di raggiungere quando non si ha nulla da perdere, neanche la propria dignità e del bisogno di raccontare perché ci si è risolti a reagire in un modo piuttosto che in un altro. E’ così che Pascal dinanzi i tradimenti, l’insofferenza o altri sentimenti a cui non riesce a rispondere prontamente tira fuori il coltello e si impone al resto del mondo.

Un romanzo in cui sembra di affondare in un terreno polveroso che quando c’è il sole ti soffoca, quando c’è la pioggia è fango che ti intrappola senza lasciarti possibilità di redenzione, dove i buoni sentimenti sembrano non esistere e se si affacciano sulla scena non trovano spazio e vengono spazzati via come da un vento arido.

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