Fausto Melotti

 Questa mostra è assolutamente da non perdere. Per due motivi: perché è                 bellissima e perché potrebbe essere una delle ultime occasioni per poter visitare il museo MADRE che rischia la chiusura proprio in concomitanza con il termine di questa mostra, il 9 aprile.

Fausto Melotti è artista che non conoscevo pertanto per chi volesse saperne qualcosa in più può trovare poche, scarne informazioni su wikipedia o sul sito del museo MART. La mostra occupa il terzo piano di palazzo Donnaregina ed è a cura di Germano Celant. Per l’esposizione si è scelto di mostrare le opere cronologicamente con l’intento di far partecipare il visitatore dell’evoluzione della sensibilità dell’artista che partendo da soggetti e materiali classici ha poi preferito altri materiali e soprattutto il suo messaggio s’è fatto sempre più sintetico e a tratti onirico. Del primo periodo è da segnalare un senza titolo degli anni ’30 in gesso e legno in cui dalla cornice di legno viene fuori un corpo abbozzato in gesso, come se il corpo liberandosi dalla sua prigione tentasse di realizzarsi. Ideale passaggio tra la fase in cui Melotti è ancora legato al gesso e quella in cui perfezionerà l’uso della ceramica può essere “I sette savi”, un gruppo composto da sette sculture raffiguranti figure umane. In questa esposizione, dove le statue occupano un’intera sala l’effetto scenico è davvero ben riuscito e non può non venire alla memoria un’opera di Paladino posteriore a questa. Il periodo in cui l’autore rivolge la sua attenzione alla ceramica è molto ben raffigurato con varie opere, da quelle più classiche a quelle più sperimentali e in particolare con i vari siparetti, piccoli scenari in cui la figura umana è quasi del tutto assente e in cui più che un qualcosa, sono raffigurati stati d’animo. Da qui in poi si possono trovare le opere che più mi hanno conquistata: le sculture in ferro, bronzo e ottone. Ne segnalo solo tre. “Il magazzino delle idee” (Ottone e bronzo) in forma di sipario dove sul fondo vi sono delle teste allineate e che al realizzarsi delle idee vengono innalzate e ottengono così nuova importanza, maggiore luce, per mezzo di aste che le sorreggono. Nella stessa sala si trova anche “La casa dell’orologiaio”, in bronzo, in cui si ha quasi l’impressione di sentire i pendoli battere e marcare il tempo che passa lentamente, pesantemente. Dopo qualche sala si trova “Ahi come stridono i venti, misti alla fredda pioggia autunnale (da un duetto di Mendelsohn)” del ’60 che colpisce per la leggerezza della composizione e per la resa di come un volo d’uccelli tra le nuvole.

In sintesi, una bellissima mostra che da la possibilità di conoscere quest’artista poco noto e che ha il merito di riavvicinare alla scultura, forma d’arte che forse è stata troppo spesso trascurata. Consiglio gli interessati a informarsi sempre prima presso il Museo per gli orari effettivi di apertura datosi che spesso il personale è in agitazione. Ad ogni modo, il lunedì l’ingresso è gratuito.

Nella foto Fausto Melotti

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