“Truciolo” di Sándor Márai

Chi conosce Márai sa bene quanto questo scrittore sappia rendere atmosfere cupe in cui l’animo umano in genere è più propenso a palesare i suoi lati oscuri che quelli migliori. Per inciso in questo romanzo non è che non ci sia il lato oscuro che ognuno di noi tiene a freno dentro sé come meglio può ma c’è qui una certa leggerezza, un certo affetto dolce tenero e come di peluche che io non ho trovato in altri suoi lavori; il tono qui è lieve, permeato di una leggera ironia, proprio come se l’autore raccontasse la storia  tanto per passare il tempo davanti al camino in una fredda sera invernale

La storia è quella di un cane, Truciolo per l’appunto, che viene regalato da un signore borghese a sua moglie per Natale. Truciolo viene accolto con affetto nella famiglia e in breve tempo si conquista i suoi spazi e nonostante non sia quello che i padroni ritenevano, ovvero un cucciolo di razza, quest’ultimi gli daranno incondizionatamente il loro affetto e lo difenderanno contro tutti coloro che dimostreranno di non saperlo apprezzare. Tutto ciò fino a quando la vera natura e di Truciolo e del padrone, non prevarrà sulle consuetudini borghesi che tentano sempre di salvare l’apparenza, basate più sull’ipocrisia dei rapporti che sulla schiettezza.

Chi ha letto prima di questo romanzo “La Porta” della Szabó non potrà fare piccoli paragoni e ritrovare il tema del rapporto umani-animali, di come sia facile e difficile allo stesso tempo rapportarsi ad un essere che ha sotto molti aspetti le nostre stesse caratteristiche e che però non può esprimersi.

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