“I torinesi” di Osvaldo Guerrieri

Ma che bel libro piacevole! Osvaldo Guerrieri ci propone piccole biografie di uomini che hanno dato lustro a Torino e all’Italia, piccoli ritratti scritti con brio, mai pedanti, mai troppo approfonditi, giusto ciò che serve per riportare alla memoria di chi li conosceva la loro figura o per farne un veloce affresco a chi nulla di costoro sapeva. Ci sono i grandi, i noti, quelli oggi dimenticati o sconosciuti ai più e per tutti, c’è un racconto della loro vita, lunga o breve che sia stata. Questa carrellata di personaggi non poteva non iniziare che con Camillo Benso conte di Cavour che è forse il primo torinese che viene in mente a far data dall’Unità d’Italia, prima ancora che non i Savoia e chiudersi con l’Avvocato Agnelli, croce e delizia di questo paese, colui che ha lasciato un segno indelebile nel costume italiano, dagli anni ’60 in poi e forse le pagine che ricordano l’impressione suscitata dalla sua morte a Torino sono quelle più riuscite e quasi si sente il silenzio che effettivamente in quei giorni sembrò calare non solo su Torino ma su tutta l’Italia. In mezzo ci sono tanti altri, da Cirio con le sue verdure in scatola passando per Bich che inventa la penna a sfera, per Gobetti che rappresentò il fior fiore dell’intelligentsia del suo tempo, per Carlo Levi che fu catturato dal Sud, per Giulio Einaudi che tanto diede alla cultura italiana… Ma non solo loro perché en passant ci sono Olivetti, Pavese, La Stampa… Insomma, attraverso le vite di questi uomini il lettore fa un veloce ripasso di Patria storia, la più bella, quella che ci rincuora e ci inorgoglisce se non come torinesi, come italiani.

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