“La marcia di Radetzky” di Joseph Roth

Bellissimo romanzo storico che intreccia la fine di un’epoca e quella di una famiglia. La storia si svolge durante gli ultimi anni dell’  Impero Austro-Ungarico e si intreccia a quella della famiglia Trotta, divenuta “von” in virtù di un gesto eroico che salverà la vita a l’allora giovane imperatore. Il legame fortissimo che lega la famiglia Trotta a Francesco Giuseppe (che morirà poco prima che l’impero si sfaldi) è rappresentato dalla fedeltà che il figlio dell’eroe di Solferino dimostrerà per tutta la vita alla patria, come ligio dipendente pubblico e spingendo suo figlio ad entrare nell’esercito, dove morirà. Il romanzo tutto è intriso di nostalgia e malinconia, rappresenta un ottimo trampolino di lancio per comprendere come poi l’evoluzione degli ex-sudditi dell’impero siano diventati “senza qualità” come dice Musil. Il passaggio tra l’uomo che conosce il suo posto nella società e che ha ben saldi i punti di riferimento della sua vita a quello che invece cerca ancora il suo e non lo trova non riuscendo più a condividere i principi che hanno sempre regolato la società da cui proviene. Ma questo romanzo non è solo un romanzo storico, è anche un romanzo di amore filiale, quello fortissimo ma distante di un padre per il proprio figlio e quello di un figlio che infondo non sa che pensare di questo padre e si limita ad assecondarne il volere perché è questo che ci si aspetta da lui. Struggenti le pagine in cui il padre si rende conto di aver perso il figlio ed è disposto alla qualunque per aiutarlo, fino a chiedere la grazia all’imperatore ed anche questo padre, sopraffatto dal dolore per la morte del figlio chiuderà gli occhi prima che l’impero Austro-Ungarico al cui servizio ha speso tutta la vita venga spazzato via dall’avanzare della prima guerra mondiale.

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