“Creatura di sabbia” di Tahar Ben Jelloun

Siamo in Marocco, non si sa in che periodo e infondo non importa neanche più di tanto. Ahmed è l’ottava figlia di un padre che attende da tempo immemorabile la nascita di un figlio che laverà l’onore macchiato dal non riuscire a mettere al mondo l’erede che riceverà il patrimonio costruito in una vita sottraendolo alle brame degli zii che ormai, sono certi di appropriarsene. Ahmed fin da prima della sua nascita è una menzogna, un ibrido, la concretizzazione della voglia di rivalsa di un uomo che non accetta il destino che gli ha dato solo figlie femmine, un uomo che non ha ucciso le figlie nate prima di Ahmed ma che le ha relegate lontano dal suo cuore e di fatto, non esistono, si muovono rasenti i muri della casa attente a non fare rilevare la loro presenza e anche se comprendono che il loro fratello è una sorella ne accettano l’autorità: il padre l’ha designato come figlio e tale sarà, prima ancora che per il mondo esterno, per la famiglia. Ahmed viene dunque allevato come un uomo, si crede infondo un uomo e ne apprezza la libertà e il rispetto che tale inganno gli danno ma la differenza tra essere uomo o donna è biologica e non si sfugge. Con il primo sangue comincerà per Ahmed un lungo periodo di tormenti, in bilico tra due nature, in bilico tra il portare all’estremo la menzogna sul suo vero essere o ammettere quello che è realmente è. La storia di Ahmed è raccontata in prima persona fino al momento in cui egli riesce ancora a contenere le istanze del suo essere ma nel momento in cui da solo non riuscirà più a farvi fronte scapperà e noi ci troveremo in una piazza a sentir raccontare la fine della sua storia da vari personaggi, in un continuo alternarsi e sovrapporsi tra realtà e possibilità, tra figure maschili e femminili che si sovrappongono a voler rimarcare il tema del doppio, dell’ambiguità che alle volte è voluta altre, imposta.

Non si può non restare ancorati a questa storia dai toni spesso aulici che rendono anche i momenti più intrisi di disperazione palpitanti, vibranti, densissimi; che a dispetto di tutto rende giustizia alle donne arabe a cui retaggi medioevali e religiosi negavano (ed in alcuni paesi negano ancora) una vita decorosa e uguale a quella degli uomini.

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