“Acido Solforico” di Amélie Nothomb

Sulla scia di “1984” di George Orwell. Il paragone nonostante l’originalità della Nothomb è d’obbligo. In “Acido Solforico” una giovane molto bella, Pannonique, viene catturata e deportata in un campo di prigionia che non è un campo di prigionia ma il set di un reality dove i protagonisti vi si trovano loro malgrado e dove in verità si è in fase sperimentale, tant’è che non si sa bene come dirigere lo show, cosa far fare ai guardiani (che sono scelti possibilmente brutti, ignoranti, propensi alla violenza) e cosa far patire ai “concorrenti”. Per non sbagliare, vi è un continuo coinvolgimento del pubblico che morbosamente segue il reality nonostante questo diventi sempre più disumanizzante e crudele.

Un’allegoria della nostra società? Secondo me sì. Una rappresentazione schietta dei nostri tempi che attraverso i reality danno sempre più uno sguardo indiscreto nelle nostre vite, che attraverso il filtro dello schermo televisivo fanno apparire lontani da noi comportamenti che nel nostro quotidiano e rivolti a persone a noi vicine non potremmo mai tollerare. Un invito a rifiutare quest’appiattimento morale.

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