“Di passaggio” di Jenny Erpenbeck

La casa. Di questi tempi un po’ un’ossessione, gioia e dolore del popolo italico che nel proprio nido ha sempre visto l’investimento di una vita, quella cosa che qualsiasi cosa accada è lì pronta ad accoglierti e che nessuno potrà mai toglierti. In questo libro, vera protagonista, è lei, la casa. Ne seguiamo le sorti a partire da prima della sua costruzione, attraverso una storia che non ha altro scopo che condurci in un “dove” che sarà il nostro spillo su una mappa, un “qui” da dove partiremo e da dove torneremo. Dal momento in cui vengono poste le fondamenta della casa il tempo, che pure ha una sua importanza, ci scorrerà attorno, attraverso le storie di coloro che vivranno la casa e che, come in ogni rapporto tra umani, influiranno su di essa; lasciando ognuna il proprio segno, che sia un cambiamento di mobili, di destinazioni d’uso di qualche camera, la sostituzione di un infisso, la diversa disposizione del giardino ad opera del giardiniere, unica figura che sarà sempre presente. Ecco, questo è il nocciolo di questa storia. Sì, certo, ci sono i molti personaggi ad animarla e le tragedie vissute dal popolo tedesco nel ‘900 ma tutte questi elementi narrativi sono legati dalla presenza della casa, che tra le sue mure conserva ricordi di momenti lieti e spiacevoli, che di volta in volta è il “dove” di qualcuno, quel posto in cui delle radici ideali traggono linfa per la vita di tutti i giorni, dovunque questa si svolga.

Devo dire che il libro mi è piaciuto sebbene m’aspettassi qualcosa in più. Alle volte leggendo si ha come l’impressione che per non appesantire troppo alcuni passaggi l’autrice abbia cesellato molto il racconto e ciò a scapito del pathos, come se non si volesse mai andare a fondo di una storia. Forse per non distrarre troppo il lettore dalle vicende della casa ma insomma, è come se mancasse qualcosina per farne davvero un bel romanzo.

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