Su l’Antipolitica

Da qualche tempo ogni mese ha la sua parola d’ordine e in questa fine d’aprile, come uno dei fulmini di questi giorni, ha fatto irruzione nei titoli dei giornali, in rete, ovunque si sia impegnati ad altro che non a trastullarsi con programmi idioti alla tv, la parola antipolitica.

E che cos’è l’antipolitica? Da più parti viene indicato come quel sentimento provato da coloro i quali (e sono molti) si sentono delusi, traditi, amareggiati dalla gestione della cosa pubblica e che si dichiarano disgustati a tal punto da volere punire i politici non andando più a votare (evidentemente ignorando che alle elezioni non c’è quorum che possa inficiare il risultato). E a chi va il merito di aver tirato fuori dal cassetto dei temi grami questa parola? Il merito è di Beppe Grillo. In Italia, in questo momento è a lui che va questo merito. I più attenti ricorderanno che poco tempo fa si sosteneva che fossero gli extra-parlamentari (SEL, RC, La Destra ed altri) ad attirare gli elettori disillusi e a catalizzare il fenomeno dell’antipolitica. Più generalmente parlando l’epiteto viene appioppato a chi, in seguito al susseguirsi di notizie di ladrocinio, malversazione, frode e simili reati che riguardano anche solo di striscio il denaro pubblico, non usa mezzi termini per manifestare tutto il suo disappunto che ovviamente è catalizzato dalla politica (ad ampio spettro va detto).

Ma veniamo al punto. Il punto è che si fa un vero e proprio torto al fenomeno dei grillini ovvero al Movimento 5 stelle  quando li si taccia di essere il partito dell’antipolitica perché è la palese dimostrazione di come chi detiene le redini del Paese non capisca le istanze che vengono da chi pure fa parte di questo Paese nonostante ne venga sistematicamente tagliato fuori: i giovani. Per giovani intendiamo in particolare quella che prima di diventare la generazione 800€ ai tempi d’oro era, prima di essere la generazione 1.000€, la generazione X; parliamo di quei giovani sotto i quaranta anni che si sono visti e si vedono sistematicamente la porta sbattuta in faccia a meno che non vantino un back-ground da Prima Repubblica (che credo non ci sia bisogno di spiegare in cosa consisti). E cosa fanno questi giovani -e non solo- svegliati dalle urla di un Grillo non sempre divertente? Semplicemente chiedono che gli si faccia un pochino di spazio e dicono che a loro, le cose, così come sono state gestite finora non piacciono, dicono che c’è un modo diverso di farle (che può piacere o meno) e che loro partendo dal basso, informandosi, vorrebbero almeno tentare di cambiarle, le cose. Ma attenzione, queste loro istanze, mica le gridano dalle barricate, queste loro istanze vorrebbero realizzarle dall’interno delle istituzioni ovvero, politicamente. E cos’è la politica se non “Scienza e arte di governare lo Stato” (def. da Zingarelli)? Non sarebbe quindi forse il caso di rivedere a chi appioppare il fenomeno dell’anti-politica ovvero a chi durante gli anni ha dimostrato di non saper usare “Scienza e arte di governare lo Stato”?

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