“Soldati di Salamina” di Javier Cercas

Chi ha pazienza spesso viene ripagato del tempo impiegato in qualcosa, come nel caso della lettura di questo libro. Inizialmente si coglie il racconto della fucilazione (alla quale sopravviverà) di Sánchez Mazas un po’ come l’autore, come un vecchio racconto di guerra (ai tempi della guerra civile spagnola) verosimile o talmente improbabile che potrebbe essere vero ma nulla più. D’altronde il nostro è giornalista e due romanzi alle spalle lo sconsigliano vivamente di ritornare al romanzo ma… Questa storia lo incuriosisce e perso per perso, giusto allo scopo di saperne qualcosa in più, comincia a fare qualche ricerca e a parlare con qualcuno che potrebbe conoscere la storia di prima mano. Così Cercas scrive la storia di Sánchez Mazas ma ha l’impressione che gli manchi qualcosa e questo qualcosa è così importante da rendere la storia banale, non vera come lui vorrebbe invece che fosse. Casualmente in un incontro con Bolaño salta fuori la storia di un altro uomo che ha vissuto la guerra, non importante come Sánchez Mazas e la cui storia non finirà mai in un libro di storia e che pure è una storia importante perché è, a pensarci bene, quel pezzo mancante che per quanto nella storia con la “s” maiuscola scompaia ad appannaggio del nome noto è quella che ha rappresentato una chiave di volta.

Sullo sfondo della guerra civile due storie di uomini diversi: uno principale ideologo della Falange l’altro, un semplice soldato republblicano. Il primo, che sarà ricordato in tutti i libri di storia e di cui qualcuno serberà sempre il ricordo, è un codardo. Il secondo è un uomo che ha fatto le sue scelte e con coraggio le ha servite per lungo tempo e di cui nessuno saprà mai nulla, è solo al mondo e la sua storia, quella di un eroe, non avrà chi la perpetrerà.

Cercas poco a poco ci svela cosa sia un eroe attraverso la figura di Miralles, questo uomo quasi alla fine della sua vita che con devozione ha servito i suoi ideali attraversando gli anni più sanguinosi del ‘900 e che nonostante in guerra s’uccide, quella volta non sparò.

Per apprezzare questo libro dovete arrivare fino in fondo perché solo così potrete vedere “un soldato solo, che porta la bandiera di un paese che non è il suo, un paese che è tutti i paesi insieme e che esiste soltanto perché quel maledetto soldato tiene alta la sua bandiera negata, un soldato giovane, lacero,impolverato e anonimo, infinitamente minuscolo in quel mare fiammeggiante di sabbia all’infinito, che cammina in avanti sotto il sole nero del finestrino, senza sapere bene dove stia andando né con chi né perché, senza che gliene importi troppo purché sia in avanti, avanti, avanti sempre avanti.”

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