“Al calore di soli lontani” di Isabel Wilkerson

Epica. Forse è l’aggettivo che meglio descrive questo intensissima storia. Protagonisti sono i milioni di neri americani (più di 1.200 interviste fatte) che nel corso del ‘900 hanno dato luogo ad una vera e propria migrazione all’interno dei confini nazionali, un poco come è accaduto da noi in Italia dagli anni ’50 in poi. E anche qui è il Sud a spopolarsi, un Sud che nonostante l’atto d’indipendenza e le leggi che mano a mano parificarono la popolazione di colore a quella bianca ha fatto per lungo tempo come se nulla fosse, quasi fino ai giorni nostri. Il racconto ruota attorno a tre vite, tre campioni su milioni, due uomini e una donna che in periodi diversi hanno deciso di recidere le loro radici e partire. Partire per cercare condizioni di vita dignitosa, lontano dai campi di cotone e di agrumi, personificazione della loro continua schiavitù; partire da una terra che è sempre stata madre ingrata i cui frutti non erano mai ricompensa per il loro duro lavoro ma profitto per chi li disprezzava nonostante che senza di loro, non avrebbero guadagnato ciò che avevano. Finanche la loro posizione sociale.

Senza tema di retorica questo libro affronta i problemi spinosi che sono stati alla base dello sviluppo degli USA nel corso del ‘900, fa luce su un fenomeno che noi europei forse poco conosciamo o di cui di certo ignoriamo la profondità e la portata, che si è sviluppato per più decenni fino a caratterizzare alcune città del Nord America così come oggi le conosciamo. Senza mai cedere a sentimentalismi e riuscendo sempre a mantenere un tono distaccato dalla materia del racconto Isabel Wilkerson alza il velo sulle vergognose condizioni in cui versava una rilevante parte del popolo americano, sulla vergogna di alcuni trattamenti e sulla indicibile crudeltà che caratterizzò spesso le reazioni dei bianchi anche solo perché una persona di colore non aveva loro ceduto il passo su un marciapiede. Sicuramente un libro da leggere che ha il grande, grandissimo merito di rendere giustizia a tutti quegli uomini e quelle donne che, chi sopportando le discriminazioni di cui era vittima, chi invece lottando contro di esse, ha permesso all’America di crescere e, almeno in parte di migliorare, di diventare un paese veramente democratico.

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