“L’omino rosso” di Doina Ruști

Quest’anno il salone del libro di Torino aveva come paese ospite la Romania e la cosa mi è sembrata molto interessante anche perché qui da noi in Italia di rumeni ce ne sono molti, abitano nelle nostre città, curano i nostri malati, coltivano i terreni che noi non coltiviamo più eppure, di loro, della loro cultura, sappiamo poco e la letteratura resta sempre uno dei migliori canali attraverso cui conoscere popoli e storie lontane da noi.

Da qualche parte avrò letto la recensione di questo libro pubblicato da una piccola casa editrice che non conoscevo e l’ho ordinato ed acquistato presso una piccola libreria/casa editrice di Napoli, tenuta ancora da un libraio come si deve che sapeva di cosa stessi parlando. Beh, per non tirarla alla lunga alla fine il libro l’ho letto e non m’è piaciuto. Lo dico così, crudamente, perché infondo non ha senso girarci attorno. Soprattutto dopo la fatica che ho fatto per venirne fuori. Siamo a Bucarest e c’è una giovane donna di circa quarant’anni che si barcamena come può tra case editrici, lavoretti malpagati e simili in un deserto sentimentale in buona parte determinato dalla disillusione che ha seguito la rivoluzione del 1989 e quella che si è cristallizzata con un’altra rivoluzione, più strisciante e inizialmente meno impattante: quella telematica. Ad un certo punto nella vita di questa donna, che non è condotta in completa solitudine perché attorno ad essa vivono e si muovono molti personaggi secondari che rappresentano una parte dell’attuale popolazione rumena, compare una figura strana, un omino rosso che funge da deus ex machina, che la trae d’impaccio da alcune situazioni imbarazzanti e che narra la vita di un’altra solitudine che come è facile intuire già a metà libro questa diverrà l’altra parte della mela. Sullo sfondo Bucarest, la Romania degli ultimi 20 anni, un popolo allo sbando dove sei quello che hai e dove per ottenere qualunque cosa devi possedere moneta contante altrimenti non ottieni e non sei nulla. Certo, il romanzo rappresenta un interessante squarcio sulla Romania di oggi (di cui infondo sappiamo poco) ma forse il modus narrandi non è adatto e si fa fatica a seguire il racconto che la protagonista fa su un social network delle sue esperienze perché i continui salti tra  la realtà quotidiana e quelli della dimensione altra in cui è introdotta dall’omino rosso appesantiscono troppo il racconto e alla fine si riesce a seguire la storia solo se ci si attiene rigorosamente ai fatti riconducibili al terreno immanente.

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