“Hitch 22” di Christopher Hitchens

Io giungo a Hitchens senza pregiudizi di sorta dovuti al fatto che, prima che morisse e pubblicasse questo libro, altro mea culpa, non sapevo chi fosse. Quindi, appunto, Hitch muore, viene pubblicato questo libro, postumo, e tutti ne parlano. Se non altro perché pare che la figura di quest’uomo fosse di un certo spessore  compro il libro e, dopo un’estate che è lì, a languire nella pila dei libri da leggere in un angolo del mio salotto, mi decido a leggerlo.

Ed eccoci a parlare di questo tomo in cui Hitch, e guai a chiamarlo Chris, come prima cosa ci avverte che sta morendo e che anche se noi recepiremo il fatto compiuto quando leggeremo lui, invece, è ancora lì, che scrive e parla di sé scegliendo alcune figure, prese di posizione, esperienze, che hanno maggiormente segnato le sue scelte. Comincia dai genitori, che sono quelli che determinano in un certo modo ognuno di noi e, di riflesso, veniamo catapultati nelle immediatezze della fine della seconda guerra mondiale, in un paese provato ma che è uscito vincitore dalla dura prova a cui è stato sottoposto. Proseguiamo con l’istruzione del giovane Hitch, a Oxford, periodo denso di incontri e di amicizie, alcune delle quali, dureranno tutta la vita. Da questo punto in poi è come se il nostro avesse mollato gli ormeggi e si sia avviato alla sua vera vita di adulto; si fanno più vivide la sue riflessioni e pone maggiormente attenzione a introdurre il lettore in quella che è stata la sua personalissima chiave di lettura degli avvenimenti che in quegli anni tenevano banco. Sorprende come abbia bene inquadrato sotto alcuni profili quali siano stati i veri effetti del ’68 sulla politica e sul costume, come, con una lucidità a volta un po’ cinica, sia stato capace di mettere a fuoco quelle che poi saranno universalmente riconosciute come le pecche di fondo del movimento sessantottino. Dagli anni ’80 in poi il nostro si trasferisce in America e questa sua seconda fase è scandita da amicizie e dissapori importanti e, soprattutto, narrativamente parlando, diviene più politica e d’attualità. Qui affronta due temi centrali della politica estera dell’ultimo ventennio – così come io da trentenne li ho sempre percepiti -: la questione ebraica, la Judenfrage, come da lui stesso chiamata, e la guerra in Medio Oriente dove, per estensione, intendiamo quelle in Iraq e Afghanistan. Ed è infondo qui che si trova la chiave di volta per comprendere quanto il profilo intellettuale di quest’uomo sia diventato fonte di polemica e di divisioni nel giudicarne il pensiero. Sarebbe sciocco dirvi che da socialista qual era divenne di destra, ovvero supportare l’accusa che gli venne rivolta universalmente da tutti, anche perché non lo credo. Quello che posso dire è che Hitchens rivendica il diritto a cambiare opinione, a correggere il tiro se intervengono degli eventi che cambiano le carte in tavola e, a tal proposito, ho trovato molto toccante il racconto del giovane americano che, dopo aver letto alcuni suoi articoli di sostegno alla guerra in Iraq si arruola e, a soli 23 anni, muore. Sono tra le pagine più belle dove forse si mette più a nudo e dove in un certo qual modo, fa atto di mea culpa. Altre pagine molto belle, ma di una bellezza diversa, sono quelle in cui racconta di come abbia scoperto di avere discendenze ebraiche e di come questo, in un ateo dichiarato, abbia scatenato delle riflessioni di più ampia portata sul legame religioso, senza però smuoverlo dalla sua posizione. In questo contesto si inserisce il suo pensiero circa l’atavico problema israelo-palestinese che, a mio modestissimo parere, è interessantissimo e si configura come una presa di posizione, come poche, equidistanze dai due popoli coinvolti.

In definitiva, leggetelo. Non informatevi su di lui prima della lettura ma mollatevici a capo fitto, solo così potrete farvi voi un’idea del perché questa figura di intellettuale sia stata così controversa. Fatelo e credo non ve ne pentirete ma, possibilmente, affrontate la lettura con una discreta infarinatura di storia politica degli ultimi anni altrimenti, rischierete di perdere alcuni aspetti delle faccende narrate.

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