“Consigli ad un aspirante scrittore” di Virginia Woolf

Virginia Woolf scrive queste pagine nella prima metà del ‘900 e, da allora, il mondo editoriale è molto cambiato. Forse non necessariamente in meglio ma è cambiato, tanto, molto. Ciò che invece non cambia è l’approccio alla scrittura per uno scrittore, quella fatica fisica che molti stentano a credere esista per un lavoro svolto prevalentemente alla scrivania. quel passare ore a limare pensieri e frasi che non sembrano mai essere come dovrebbero. Attraverso le pagine del diario della Woolf prendiamo parte alla genesi di alcuni dei romanzi che più hanno caratterizzato la letteratura inglese dei primi decenni del ‘900, di come questo parto letterario sia stato difficile e di come l’autrice ne vedesse l’evolversi, di come ella fosse posseduta dal suo lavoro, tanto da sentirsi spossata, terribilmente, alla fine di ognuno dei suoi romanzi. Ecco, questo libro è un consiglio ad un aspirante scrittore nella misura in cui questi saprà ritrovarsi in quanto scritto da questa importante donna del novecento, apprezzandone o tentando di comprendere anche i giudizi tranchants su autori che sono poi diventati imprescindibili nella storia della letteratura, calandosi nella sua visione particolare di scrittrice, di persona per così dire del mestiere, che ha una sua ben chiara e ponderata opinione. Anche sul lavoro mercenario, ovvero su quei lavori che a malincuore bisogna, o si è costretti, ad accettare per avere poi la tranquillità economica per ritirarsi su sé stessi, sul proprio mondo.

Ma al di là di questo, che è di certo molto interessante, ciò che apre gli occhi su questa figura di donna fragile quale era Virginia Woolf, è la visione della donna del suo tempo e della donna scrittrice, artista, in particolare. La sua determinazione ad avere dei guadagni propri, e quindi “una stanza tutta per sé”, punto primo per conquistare ai suoi occhi quell’indipendenza che caratterizza una persona libera, perché solo se si è liberi dalle necessità impellenti, solo se si è liberi di acquistare per sé una tantum un abito o un paio di scarpe si può scrivere tranquillamente; ed è proprio a causa del fatto che alle donne questa libertà non è mai stata concessa che queste non sono presenti, per esempio, nella poesia, e che un’autrice importante come la Austen non è stata stimata come avrebbe meritato perché, come giustamente ritiene la Woolf,  “Il denaro dona dignità a ciò che è frivolo se fatto gratuitamente.”  E quindi non è per una strana forma di attaccamento al denaro che nelle pagine del suo diario troviamo spesso i conti di quanto ha guadagnato ma, semplicemente, l’autrice misura il suo grado di indipendenza che quello che ha poi permesso a moltissime altre donne, di diventare apprezzate scrittrici, al pari degli uomini.

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