“Il libro nero dell’agricoltura” di Davide Ciccarese

Questo libro è un’inchiesta sullo stato dell’agricoltura, in Europa come in Italia.

L’autore, con uno stile un po’ in bilico tra il formale e il colloquiale, che non sempre è all’altezza della materia, affronta una tematica di sempre più stretta attualità: il futuro dell’agricoltura e, per estensione, quello di noi tutti. Davide Ciccarese, in questo libro, partendo da ciò che resta della cultura contadina ancora riscontrabile in alcune cascine del nostro paese, ci mette sotto gli occhi quale sia stata l’evoluzione dell’agricoltura, un tempo l’attività più importante, e di come questa, per consentire lo sviluppo economico, abbia dovuto cedere sempre più terreno all’industria: con che risultato? Con il risultato che lo sviluppo economico ha portato con sé un miglioramento delle condizioni di vita che ha causato a sua volta un aumento esponenziale della popolazione, da cui è scaturito il problema di come alimentare questa enorme massa di persone che, acquisito ormai un certo livello di benessere, ha cominciato a modificare la sua alimentazione, in particolare, ha cominciato a mangiare sempre più carne. Ed è proprio nella necessità di intensificare l’allevamento di bestiame che va individuata una della cause che hanno tramutato l’agricoltura, a sua volta, in un’attività industriale. Quella parte di terreno sfuggita alla distruzione è stata adibita a coltivazioni intensive, che non tengono assolutamente conto della stagionalità dei prodotti, in cui quanto viene coltivato è ormai anch’esso più simile a un prodotto chimico che a un prodotto naturale, e questo perché nel corso degli anni, lo studio e l’uso di concimi e insetticidi sempre meno naturali, hanno comportato: una selezione dei frutti, degli ortaggi più resistenti, cancellando di fatto la grande bio-diversità di cui è ricca la natura; l’arrivo sulle nostre tavole di prodotti insipidi, dai colori spesso sgargianti ma falsi; l’estinzione o la moria (come delle api) di molti insetti necessari all’agricoltura da un lato e, da l’altro, la resistenza di alcuni di questi a insetticidi sempre più potenti. Insomma, l’agricoltura ha perso quel carattere di naturalità che la contrapponeva all’industria ed anzi, è essa stessa diventata tra le prime cause dell’inquinamento del pianeta e, non bastasse, questa continua rincorsa al produrre sempre di più, incide anche sulla naturalezza e correttezza del mercato agro-alimentare, che è diventato un mercato falsato, dove il singolo imprenditore agricolo è costretto a una gara, con i grandi produttori, al ribasso sul prezzo del proprio prodotto, che spesso riesce a garantire solo con l’utilizzo di lavoro al nero che, a sua volta, comporta enormi problemi sociali; basti pensare a quanto accade nel sud Italia, dove schiere di immigrati vengono impiegati per la raccolta nei campi e dove vivono in uno stato di semi-schiavitù governato dalla mala vita e dal caporalato. Il caso di Rosarno avrebbe dovuto aprire gli occhi a tutti.

Tra dati terrificanti e buoni propositi dei governi dei paesi più industrializzati è ben chiara quale sia l’unica via d’uscita: che ognuno di noi riveda le proprie abitudini, consumi di meno e che questo meno sia prodotto il più prossimamente possibile. Solo così, con una nuova cultura alimentare, possiamo sperare di ridare all’agricoltura una sua dignità e questo libro, rappresenta un buon punto di partenza, per chi è nuovo a questa problematica, per scoprirla.

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