“Lo spazio bianco” di Valeria Parrella

Lo spazio bianco è un’interruzione, un non luogo, un non tempo, è come l’attesa ma non proprio, è come l’assenza ma non proprio. Lo spazio bianco è come quando fai un salto da un punto ad un altro e sei fermo a mezz’aria.

Così Maria, la protagonista, nel mentre sua figlia in un’incubatrice all’ospedale, prende il suo tempo per nascere davvero. Nel frattempo seguiamo questa donna in quella che è stata la sua vita fino a quel momento, partendo da un’infanzia povera ma decorosa nella periferia napoletana, a due passi dalla conserviere dove suo padre lavorava, passando per le lotte sindacali del padre, i parenti emigrati a Torino, i viaggi fino al Nord e il vedersi rifiutati dagli alberghi a causa di una targa, gli anni delle occupazioni universitarie fatte dai figli di papà che studiavano Filosofia e che giocavano ai poveri, arrivando al momento in cui Maria insegna alle scuole serali a camionisti e extra-comunitari l’italiano. Un racconto toccante, perennemente in bilico tra la tenerezza di questa madre per una figlia che c’è eppure non c’è, e la rabbia per la sua città che è al tempo stesso madre che non ha amato i propri figli e figlia che non si lascia amare. Con rapide e rabbiose pennellate Silvia Parrella traccia il ritratto di una donna forte e al tempo stesso fragile ma che sa superare le difficoltà, a occhi aperti e senza mai piangersi addosso, un vero omaggio al coraggio di divenire madre. Bellissimo.

 

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