“Skagboys” di Irving Welsh

Puritani perbenisti e compagnia astenersi prego.

Tanto per cominciare, mettiamo le cose in chiaro, se leggete questo libro avendo visto “Trainspotting”, senza aver letto il libro, non siete preparati. Qui di glamour non ce n’è per niente. Del film trattetene la colonna sonora e le facce dei personaggi ‘che quelle oramai sono parte dell’immaginario.

Skgboys è il prequel di Trainspotting e i nostri ragazzi sono sì squinternati ma ancora non si fanno: Mark va all’università, Sick Boy è già lo splendido pezzo di merda che tutti conosciamo, Begbie il pazzo furioso che è meglio accontentare in un qualche modo. Si parte da qui, dallo sballo del sabato sera, il sesso di una notte con non importa chi, le anfetamine sempre dietro fino a che non si vuole provare qualcosa di più forte e…. Via! Si manda a farsi benedire tutto, rapporti, famiglia, studi, lavoro per la Skag, l’eroina. Siamo negli anni ’80, la Lady di ferro va avanti per la sua strada, i disoccupati non si contano più, diventano un esercito che rimpolpa di continuo nuove truppe di drogati molti dei quali saranno vittima di quella che Welsh definisce una “epidemia”, la diffusione dell’AIDS. Così seguiamo i nostri in un ritmo vorticoso sotto il plumbeo cielo di Scozia, tra Leith e Edimburgo, narrato in un slang pazzesco, che nonostante l’incessante susseguirsi di parolacce non stona mai, a pagina trenta parliamo anche noi quella lingua e non ci stupiamo di nulla, sorridiamo sotto i baffi e non riusciamo a staccare gli occhi dal libro neanche davanti alle pagine meno edificanti perché Welsh è maestro e nonostante la crudezza, la cattiveria, ci sono vere e proprie perle di tenerezza, di fragilità che colpiscono quasi più di un cazzotto di Begbie nello stomaco, fiori in un porcile, verrebbe da dire, ‘che qui di edificante non c’è nulla. I ragazzi, e noi dovremmo già saperlo, sono capaci di passare su qualsiasi cosa e su chiunque, la loro amicizia vale qualcosa  ma solo fino a quando questa non si mette tra loro e la Skag che loro sanno essere merda che li uccide. Ci pensano di finire, ci provicchiano pure, ma…. Basta lo squillo di un telefono e uno sguardo per che noi si senta in sotto fondo ripartire “Born slippy” degli Underwolrd. Un gran bel libro, cinico, ironico, giallo, in parte storico, forse non ci crederete, ma meno duro, cattivo, di Trainspotting, dove quelle perle di tenerezza di cui parlavo, non ci sono.

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