“Vivre avec Picasso” di Françoise Gilot e Carlton Lake

Se artisticamente Picasso non si discute, come uomo, ha lasciato piuttosto a desiderare.

Quando Françoise Gilot conosce Picasso è una giovane donna, pittrice, Parigi deve ancora essere liberata e Pablo è già un uomo maturo. Il libro biografia, scritto in alcuni punti in maniera un po’ bizzarra, o forse è la traduzione, racconta dei dieci anni vissuti insieme, dagli inizi in rue des Grands-Augustins, in cui ancora non vivevano insieme, fino al più o meno definitivo trasferimento nel sud della Francia, a Vallauris. Durante questi dieci anni Françoise viene catapultata nel fior fiore del milieu artistico e culturale del tempo: pittori, scultori, poeti, scrittori che hanno lasciato un segno indelebile nella storia ma, allo stesso tempo, comincia un rapporto che diventerà via via più difficile con un uomo egoista, che pone la sua arte prima di tutto, che infondo ritiene di poter calmare la legittime aspettative affettive delle sue donne facendo loro un bambino, come per distrarle da sé stesse e perpetrando ancora una volta sé stesso, per affermare ancora maggiormente la sua persona e legare queste donne a sé irrimediabilmente, anche quando non le vuole più affianco, perché da quanto raccontato dalla Gilot, Picasso è sostanzialmente un uomo anaffettivo, a tratti sadico, dedito unicamente al suo mondo, che deve venire prima di chiunque e di qualsiasi altra cosa. Altrove ho letto che Françoise lasciò Picasso (unica tra le sue donne a farlo)  stanca dei continui tradimenti. Dal libro invece si deduce che lo lasciò perché stanca, nel corpo e nella mente, del suo gretto mondo affettivo, stanca anche di essere considerata un oggetto e al tempo stesso costretta a un lavoro estenuante per il suo uomo senza mai vedersi riconosciuto alcunché. Che Picasso non fosse stato un uomo semplice era risaputo ma, da queste pagine, viene fuori un uomo terribile, meschino, che non accetta di essere lasciato, che non comprende come non sia possibile sopportare tutte le angherie che quotidianamente somministra alle persone a lui più care pur di vivere a fianco ad un genio. Diciamolo: un mostro.

Nel libro non si parla solo di questo ma vi sono anche interessanti riferimenti alla genesi di alcune opere, alla sua evoluzione artistica, a come si sia avvicinato alla ceramica, al rapporti tra lui e artisti quali Braque, Matisse, Chagall e altri. Certo, dal punto di vista della sua ex compagna ma, di questi temi, la Gilot parla dell’artista riuscendo a nascondere le meschinità dell’uomo.

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