“22/11/’63” di Stephen King

Quando questo libro è stato pubblicato in Italia, non ricordo più dove, ho letto una recensione entusiastica di Antonio D’Orrico. Il che avrebbe dovuto rappresentare una sorta di garanzia ma, ultimamente, pare che i nostri gusti, miei e di D’Orrico intendo, non collimano più.

Così, avendolo un mio amico già letto, me lo sono fatto prestare e, dopo attenta valutazione del momento giusto, ho affrontato l’enorme mole di pagine buttate giù da King. In breve, in un paesino del Maine, un ristoratore nella sua dispensa ha trovato un varco per tornare nel passato. Dopo un qualche viaggio di rodaggio capisce che è possibile vivere nel passato svariati anni ma, che in quello che è il suo tempo presente, sono passati poco più di due minuti e che ogni nuovo viaggio, azzera quello che è accaduto la volta precedente. Al, il suo nome, si convince che è possibile evitare eventi che hanno segnato la storia americana e mondiale, a partire dalla guerra del Vietnam, impedendo quello che, secondo lui, li ha innescati. Solo che modificare il passato non è così evidente, questo lotta e pone ostacoli continui sulla strada di chi vuole modificarlo. Così il nostro ristoratore si ammala di cancro ed è costretto , poiché la malattia è gravissima e fulminea, a passare il testimone al professore d’inglese Jack Epping che avrà l’incarico di impedire l’assassinio di Kennedy. Quindi seguiamo per poco più di quattro anni Jack Epping nel passato, tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60, alle prese con un paese ancora chiuso, bigotto, dove la segregazione razziale è normalità. Durante questo tempo, e le centinaia di pagine che lo raccontano, il nostro si fa le ossa e lotta per modificare piccoli eventi che hanno inciso nel suo tempo sulla vita di altre persone. Alla fine Epping ce la farà a salvare la vita a Kenendy ma oltre a perdere nel passato l’unica donna che abbia mai veramente amato, una volta tornato nel suo presente, si renderà conto che forse non era la cosa migliore da fare. Tentato quindi di modificare di nuovo il passato e di portare con sé, viva, nel tempo reale, la donna che ama, ripasserà per il varco temporale ma, una volta tornato al 9 settembre 1958, riflettendo più seriamente sull’effetto farfalla, deciderà che non può mettere a repentaglio il futuro del mondo unicamente per soddisfare il suo amore.

Non essendo una grande estimatrice e conoscitrice di King, non leggendolo da molto tempo, e quindi non sapendo se negli ultimi anni ha cambiato genere, non so cosa i suoi fan ne abbiamo pensato ma, chi vuole leggere questo libro per provare un po’ di sani brividi come in Shining, Misery o Carrie, lasci perdere. Il libro è noioso e prolisso, di azione ce n’è poca e di suspense ancora meno, a tratti è quasi stucchevole quando in più occasioni si lancia in considerazioni del tipo il latte degli anni ’50 era più latte di quello degli anni 2000, la birra era più birra e via così e supera sé stesso quando fa avanzare il dubbio nella mente del professore Epping se attribuire una citazione a Tolstoj o a Franzen. Da salvare solo per i suggerimenti per una magnifica colonna sonora di quegli anni.

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