“I versetti satanici” di Salman Rushdie

A un certo punto della carriera di un lettore, tocca di leggere questo libro o almeno, scatta la curiosità di capire perché questo libro ha scatenato quello che ha scatenato: contro il suo autore, contro i suoi traduttori, contro gli editori. Io personalmente, dopo aver letto Hitch 22 volevo leggere “I figli della mezzanotte” ma, non avendolo trovato, ho optato per questo.

Non per scoraggiare nessuno ma per leggere questo libro bisogna essere più che motivati. Lo dico subito: non è un libro per tutti. La trama è estremamente complicata, possiamo farla partire dall’incidente aereo che porta in Inghilterra due uomini indiani che subiscono il fascino dell’occidente: Gibreel Farishta, vera e propria leggenda vivente del cinema indiano e Saladin Chamcha, voce di innumerevoli pubblicità di successo. Questi due sono gli unici sopravvissuti all’incidente aereo ma, seppur a prima vista incolumi, riporteranno delle conseguenze che segneranno la loro vita da quel momento in poi. Attorno il capo di Gibreel sembrerà delinearsi come un’aureola di luce mentre, sul capo di Chamcha, cominceranno a spuntare due piccole corna. Da qui in poi il racconto si svolge nella Londra multiraziale che deve fare i conti con le varie culture che la abitano, nell’India a cavallo tra modernità e passato, intrecciandosi con la storia del profeta Mahound e con la presenza di angeli e demoni in un ritmo che spesso disorienta, i cui passaggi possono risultare poco chiari complice la pessima traduzione di questa edizione Mondadori.

È impossibile a mio parere, salvo essere piuttosto pedanti, illustrare per sommi capi la trama perché, tra le pagine di questo romanzo, Rushdie offre tutto un mondo che a noi occidentali non risulta troppo chiaro. Certo, va detto che il libro è del 1988 e i lettori che lo leggono oggi hanno qualche strumento in più per capire le tematiche sociali e religiose che descrive ma, sempre complice l’assurda traduzione, e il fatto che per le molte parole non tradotte non ci sia neanche un abbozzo di nota che meglio chiarisca di cosa si parla, la verità è che questo è più un libro per indiani che per occidentali, a maggior ragione del fatto che chi legge indovina con un certo pressapochismo le ragioni per cui il suo autore è stato colpito dalla fatwa nel 1989 ad opera di Khomeini. Il tema religioso è molto forte e sono certa che a chi conosce meglio quella cultura, e la religione musulmana più in particolare, riesce meglio ad apprezzare alcune immagini e descrizioni, a cogliere l’ironia che traspare da alcuni brani… Per una seconda lettura attendiamo una nuova traduzione.

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