“Per l’Europa-Manifesto per una rivoluzione unitaria” di Daniel Cohen-Bendit e Guy Verhofstadt

La premessa è che io sono un’europeista convinta, per cui la mia recensione di questo libro è dichiaratamente di parte. Tanto premesso, quest’opera è composta di due parti: un Manifesto propriamente detto e un’intervista ai due autori ad opera di Jean Quatremer, giornalista di Liberation.

Il Manifesto a detta dei due autori nasce dalla rabbia provata per l’impasse in cui s’è venuta a trovare l’Europa nell’affrontare la crisi finanziaria che ha investito tutto il continente negli ultimi anni. L’aggravarsi della crisi secondo Cohen-Bendit e Verhostadt è prima ancora che economica, politica, perché questa s’è tramutata in una valanga inarrestabile per l’incapacità degli Stati nazionali di abbandonare lo stato “nazione” così come lo si è sempre inteso per dar vita a una maggiore unità tra gli stati dell’Unione, in modo da dare luogo a una federazione che sappia e possa meglio reagire alle sfide  che un futuro sempre più globalizzato pone e che i singoli stati nel lungo periodo non potranno fronteggiare da soli. Partendo da un breve excursus sulle ragioni che hanno spinto alla realizzazione dell’Unione come oggi la conosciamo, un’Unione instaurata per risollevare le sorti di un continente provato in poco meno di cinquanta da anni da due conflitti mondiali e che, con la caduta del comunismo nel 1990, ha quasi smarrito quelle finalità più sociali che si prefiggeva di perseguire per altre più prettamente economiche, dando così vita al singolare caso di una moneta senza stato. Se riconosciamo che una moneta senza stato è un’anomalia che non può durare nel tempo, la soluzione alla crisi che ha investito le istituzioni europee non è il ritorno alle monete nazionali, disconoscendo e gettando alle ortiche i vantaggi che i popoli europei hanno ottenuto dagli anni di pace in termini di benessere e sviluppo che l’Europa ha saputo creare e garantire, ma il superamento del tabù della riduzione della sovranità nazionale in alcuni settori ovvero una maggiore integrazione tra gli stati membri dell’Unione europea a livello politico e finanziario, potenziando in primo luogo il Parlamento e la Commissione, rendendoli organi cardine della rappresentanza democratica dei cittadini europei. Perché in un’economia che va sempre più polarizzandosi tra Asia e America l’Europa, se non unita, rischia di sparire e di non permettere alle sue nuove generazioni, che stanno pagando in questi anni la mancanza di coraggio delle scelte fatte per contrastare la crisi che si è abbattuta sui paesi più deboli dell’Unione, di godere dei vantaggi di cui hanno goduto le generazioni precedenti, il che rappresenterebbe un terribile salto nel passato che brucerebbe anni di lavoro. La soluzione quindi prospettata dai due autori è quella di raccogliere la sfida che questa crisi pone e sciogliere il nodo circa il mantenimento della sovranità nazionale, riconoscendo che non è più possibile che posizioni di forza di alcuni paesi all’interno dell’unione vadano a scapito di altri, come si è visto recentemente con la scarsa solidarietà mostrata dai governi francesi e tedeschi nei confronti della Grecia, della Spagna e dell’Italia.

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