“Sei biblioteche” di Zoran Živković

 

Sei piccoli racconti che hanno per tema la Biblioteca.

Nel primo “La biblioteca di casa”, la cassetta delle lettere di un lettore sforna un libro via l’altro, tutti volumi di una Letteratura mondiale che occuperà tutta la casa: ogni spazio ed angolo, perfino il bagno. Segue “La biblioteca virtuale”  dove uno scrittore ancora sconosciuto scopre tutti i libri che ancora deve scrivere. Il terzo racconto è “La biblioteca notturna” in cui un lettore ritardatario, rimasto chiuso nella biblioteca oltre l’orario di apertura al pubblico, scopre che è possibile consultare, ma non prendere in prestito, libri con le vite di tutte le persone mai esistite. Ne “La biblioteca infernale” la pena per i peccatori del nostro tempo è essere condannati alla lettura, chiusi in una cella con un libro. Il quinto racconto, “La biblioteca più piccola”, è la storia di un libro regalato da un signore cieco che ha una piccola bancarella di libri usati: il libro si presenterà come unico e multiplo. Dulcis in fundo, “La biblioteca raffinata” si rivelerà una battaglia persa contro l’estetica del libro e la vittoria del suo contenuto.

Il titolo del libro ammicca all’appassionato lettore dalla scansia delle librerie, peccato però che, al di là del prodotto ben confenzionato, si rilevi essere un libro civetta. In quarta di copertina si trovano lodi sperticate al carattere magico, oltre che surreale e intrigante, della scrittura di questo autore, Laura Grimaldi del “Sole 24 Ore” addirittura gli dà del visionario. Mi spiace dissentire dai ben quattro estratti di recensioni (per poco più di 120 pagine) riportate ma i racconti invece sono a tratti stucchevoli, lenti, macchinosi, fini a se stessi quando con un poco di voglia in più l’autore, Zoran Živković, avrebbe potuto trasformarli in piacevoli metafore dei nostri tempi e del rapporto tra lettori e libri, tra letteratura bassa e alta, tra chi legge e chi non legge. La semplicità narrativa non può essere a mio giudizio fatta passare per “una scrittura leggera come le ali di una farfalla”, è troppo volere. Nel bocciare questi sei racconti mi riserbo di esprimere un diverso giudizio in futuro, magari dopo aver letto “L’ultimo libro”, giallo atipico sempre sul tema della biblioteca.

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