“Il mondo com’era ieri” di Stefan Zweig

“Il mondo com’era ieri” è il risveglio amaro di un sogno. Libro intensissimo di un autore che possiamo definire almeno chiacchierato, racconta di uno dei periodi di maggiore splendore dell’Europa. Dico dell’Europa perché il fermento, l’ottimismo che si registrò tra il finire del 1800 e il primo decennio del 1900 coinvolse tutti gli stati europei anche se si concentrò, gioco forza, in quelli più centrali.

Attraverso pagine vive, che riescono a rendere con infallibile precisione l’aria che si respirava nelle capitali europee, di cui Vienna fu indubbiamente all’avanguardia avendo dato in quegli anni i maggiori contributi nel campo della arti (pittoriche, architettoniche, musicali) e delle scienze che cambieranno per sempre il modo di percepire gli individui e la vita (si pensi all’opera di Freud). In questa Vienna Stefan Zweig comincia a muovere i suoi primi passi nel mondo accademico e a divenire uno scrittore riconosciuto, stringe rapporti di amicizia con il fior fiore dell’intellighenzia di quegli anni, intellighenzia che lavora e si confronta su un piano squisitamente sovra-nazionale e grosso modo alieno a questione razziali. A questo mondo mette fine, in un modo netto che è possibile comprendere bene attraverso le pagine di questo libro, lo scoppio della prima guerra mondiale. È nel 1914 che il sogno di quest’Europa va in frantumi, che un periodo di prosperità che sembrava potrà proseguire per sempre fu spazzato via da una guerra che vide milioni di morti, persone che -come nel campo della arti- erano abituate a intrattenere rapporti cordiali con cittadini di nazioni che ora erano diventate nemiche, dover troncare ogni tipo di scambio. Di questa Europa divisa da più fronti di battaglia, dove il terreno lacerato dalle trincee rende bene la frattura che si produsse tra tutti i paesi, Stefan Zweig raccoglie i ricordi, quello che resta di un mondo che non c’è più, in un mondo di un ieri ormai irrevocabilmente lontano che non potrà tornare più e, di fatto, non tornerà più. Il racconto di quest’epoca infatti, si interrompe con l’avvento del nazismo in Germania, con l’Anschluss che spingerà l’autore a trasferirsi in Svizzera.

Quelle di Zweig sono pagine estremamente importanti per capire quest’epoca che, in pochi anni, tanto ha dato e tanto ha tolto, sono dotate di uno spirito del tempo che fu leggermente intriso di malinconia e che però alle volte tradisce un certo narcisismo tanto che, in alcuni punti, mi ha fatto pensare molto a Malaparte, a quel suo mettersi sempre al centro degli eventi.

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